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Riccardo Marchesi

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chalet

Il D. Lgs. 152/06, con le modifiche introdotte dagli articoli 37 e 38 del cosiddetto "Collegato Ambientale" (Legge n. 221 del 28 dicembre 2015) prevede delle procedure semplificate per l'autorizzazione all'esercizio di impianti di compostaggio di prossimità e di comunità.

In Piemonte è stato completato l'iter autorizzativo per una prima installazione gestita dal Consorzio CISA di Ciriè (TO), per conto del Comune di Lemie, mentre è in dirittura finale quello relativo ad una seconda installazione nel Comune di Chialamberto, entrambi localizzati nelle Valli di Lanzo.
Si tratta in tutti e due i casi di "chalet del compostaggio", ossia compostatori statici in legno, realizzati ed installati prima delle norme del Collegato Ambientale, nell'ambito di un progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-FranciaI compostatori sono alimentati da scarti di cucina conferiti direttamente da una serie di utenze localizzate in loro prossimità. La gestione è effettuata da persone individuate dai rispettivi Comuni e coadiuvate da tecnici della Corintea di Torino. I materiali di informazione e comunicazione (pannelli e pieghevole) sono stati predisposti da Achab Group.

La procedura utilizzata per l'autorizzazione è stata quella dell'art. 37 del Collegato Ambientale, che è diventato il comma 7 bis dell'art. 214 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. Sono stati pertanto, in entrambi i casi dei due Comuni in oggetto, predisposti da CISA una scheda tecnica dell'installazione ed un regolamento di gestione dell'impianto e trasmessi all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA), per l'acquisizione del relativo parere. In seguito all'ottenimento di parere positivo da parte dell'ARPA, trattandosi di un intervento pubblico, a titolarità degli stessi Comuni, la denuncia di inizio di attività ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, prevista dall'articolo del D. Lgs. 152/06 in oggetto, è stata effettuata con l'approvazione del progetto da parte del competente organo amministrativo dei Comuni.

Il Consorzio CISA di Ciriè ha proseguito la propria strategia di diffusione di piccole installazioni di compostaggio collettivo, principalmente in ambito rurale, al fine di una gestione in loco della frazione organica attraverso l'integrazione tra questa modalità e l'autocompostaggio. In questo momento l'iter autorizzativo è avviato per altre 3 installazioni.

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kamikatsu

Recentemente i media internazionali hanno raccontato l'esperienza di Kamikatsu, comune rurale situato sull'isola di Shikoku, nel sud-ovest del Giappone, tra montagne e risaie, con 1.700 abitanti. Dal 2003, questo comune ha avviato la sfida verso i rifiuti zero entro il 2020, anno dei giochi olimpici a Tokyo.

Presso le famiglie di Kamikatsu la differenziazione non è una parola vuota, ci sono contenitori ovunque, poiché vengono selezionate in totale 45 categorie di rifiuti! Ad esempio una semplice bottiglia in plastica viene suddivisa nei 3 elementi, etichetta, tappo e bottiglia stessa, da risciacquare prima di conferirla, il cartone rigido viene separato da quello cartone morbido, il vetro bianco da quello colorato, l'acciaio dall'alluminio.
La raccolta avviene esclusivamente attraverso il conferimento al centro di raccolta, aperto anche la domenica, dove quindi le famiglie si recano frequentemente, e che conseguentemente è diventato un luogo di incontro e socializzazione. Molti residenti sono anziani e non guidano più, per loro vi è un servizio pubblico di raccolta, con frequenza mensile, rafforzato da personale volontario.
L'autocompostaggio è la norma in questo villaggio, anche con macchine compostatrici fornite dal Comune.
Fino agli anni 2000 lo smaltimento era effettuato con la modalità più diffusa in Giappone, ossia l'incenerimento. I risultati attuali sono di una differenziazione di oltre l'80% dei rifiuti prodotti e solo il resto viene incenerito, non più a Kamikatsu, ma in un'altra città.

Viene inoltre promosso il riuso: a lato del centro di raccolta è possibile depositare gli oggetti ed i vestiti che non si usano più e di prenderli gratuitamente da parte di chi ne ha bisogno. Delle 13 tonnellate di oggetti lasciati all'anno, 11 sono stati riutilizzati.
Si sono inoltre sviluppate attività artigianali che impiegano materiali di scarto, quali ad esempio orsacchiotti realizzati con vecchi kimono.
I comportamenti virtuosi sono seguiti anche dalle attività non domestiche. I ristoranti ad esempio utilizzano prevalentemente prodotti locali, non usano tovaglie di carta, forniscono scontrini digitali.

Sicuramente un'esperienza interessante in un contesto particolare, che dimostra innanzitutto quanto sia importante la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini. Anche nelle nostre realtà abbiamo esperienze estremamente virtuose, magari un po' meno spostate sul contributo dei cittadini, ma con una quota importante di servizi di raccolta garantiti. In quanto alle frazioni da selezionare, guarda caso il decreto che disciplina la gestione dei centri di raccolta elenca 45 codici CER...

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cisa compost2

Il decreto del Ministero dell'Ambiente del 26/05/16, che aveva finalmente introdotto le linee guida per un metodo di calcolo della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati, omogeneo a livello nazionale, prevedeva. nel calcolo anche la possibilità del contributo dell'autocompostaggio, oltre che del compostaggio di prossimità e di comunità, purché fosse garantita la tracciabilità ed il controllo.

Le Regioni hanno progressivamente recepito tali indicazioni; in particolare la Regione Piemonte con D.G.R. n. 15-5870 del 3/11/17 ha adeguato il proprio metodo di calcolo, stabilendo quindi l'inserimento nel calcolo della raccolta differenziata dei quantitativi di rifiuti organici sottoposti a compostaggio domestico, di prossimità e di comunità e l' applicazione dal 1 gennaio 2017.
Da tali provvedimenti ne consegue che il monitorare l'autocompostaggio non è solo opportuno al fine dell'individuazione di utenti scorretti che usufruiscono di sconti sulla TARI non dovuti, con il conseguente danno economico per i Comuni e gli altri cittadini, ma è anche uno strumento per migliorare uno degli indicatori ambientali più rilevanti, anche sotto il profilo mediatico, quale la percentuale di raccolta differenziata.

Il Consorzio CISA di Ciriè ha avviato, grazie ad un contributo della Regione Piemonte, un programma molto intenso di verifiche presso le utenze, condotto alla fine del 2017, che ha visto l'effettuazione di sopralluoghi presso 1800 utenze, per lo più domestiche.
I risultati di questa iniziativa sono stati presentati nell'ambito di un convegno tenutosi a Ciriè a Febbraio, dal titolo "Le buone pratiche danno sempre buoni frutti", alla presenza dell'Assessore Regionale all'Ambiente, Alberto Valmaggia, nel quale sono state presentate le più recenti iniziative portate avanti dal Consorzio in tema di prevenzione e gestione dei rifiuti.
Il progetto sul compostaggio realizzato da CISA ha riguardato 14 Comuni in cui la raccolta dei rifiuti urbani avviene con modalità porta a porta ed è presente la raccolta dell'umido e le attività realizzate sono state:
* incontri con amministratori e tecnici dei Comuni coinvolti
* redazione del Regolamento tipo per l'istituzione dell'Albo Compostatori secondo le nuove regole
* campagna di comunicazione
* corsi per i cittadini
* sopralluoghi presso le utenze.
* attività e risultati presentati
L'attività di monitoraggio è stata effettuata da tecnici della società Corintea ed è consistita nella rilevazione di una serie di dati ed informazioni di tipo anagrafico, di carattere tecnico «obbligatorie» per l'Albo Compostatori (secondo le specifiche fissate dalla Regione Piemonte) oppure complementari utili a comprendere come viene affrontato e gestito il compostaggio, del gradimento da parte delle utenze ed infine dell'esito delle verifiche.
Le informazioni raccolte sono state registrate su "cloud" (modulo Google), attraverso l'uso di tablet. Normalmente, al fine di ottenere l'accesso alle aree private, i tecnici sono stati accompagnati da personale, amministratori o altre figure dei Comuni, conosciute dagli utenti.

Complessivamente sono state effettuate 1.783 verifiche a buon fine presso le utenze domestiche e qualche utenza non domestica.
In estrema sintesi, tra i dati rilevati su segnala:
* il 90% delle utenze verificate effettua correttamente l'autocompostaggio e non conferisce la frazione organica nei circuiti di raccolta dei rifiuti, differenziati o non
* una quota del 5% ha importanti lacune, ma sostanzialmente è "recuperabile" e quindi l'iscrizione all'Albo è stata confermata ma verrà effettuata una nuova verifica nei prossimi mesi
* il 5% non pratica l'autocompostaggio e deve essere depennata dall'Albo; nella maggior parte dei casi questi utenti dopo aver iniziato a compostare hanno poi abbandonato la pratica senza preoccuparsi di segnalarlo
* l'età delle persone che praticano l'autocompostaggio è risultata (come peraltro già noto) tendenzialmente elevata, con una larga maggioranza di persone oltre i 65 anni e solo il 6% con meno di 45 anni
* solo il 13% degli utenti compostatori ha seguito i corsi realizzati dal Consorzio, nonostante ogni anno ne vengano proposti e realizzati parecchi
* la compostiera in plastica fornita a prezzo agevolato dal Consorzio viene usata solo in poco più di 1/3 dei casi, mentre è prevalente l'uso di modalità alternative (cumulo, buca) od una compostiera acquistata autonomamente o costruita "fai da te"
* tutti coloro che effettivamente praticano il compostaggio, con rarissime eccezioni, sono soddisfatti di questa pratica.
Le conclusioni tratte nel contesto specifico dei 14 Comuni del Consorzio CISA sono che il compostaggio si conferma una pratica non difficile, che normalmente appassiona e lascia soddisfatti gli utenti, ma che oggi coinvolge per lo più fasce di popolazione anziana. Le modalità adottate indicano che la pratica riguarda per lo più famiglie con forte connotazione culturale rurale, l'approccio è prevalentemente empirico, la conoscenza dei principi tecnici del processo è abbastanza limitata.

Tra i suggerimenti che si possono ricavare si sottolineano:
* vanno creati nuovi strumenti e nuovi «linguaggi» per diffondere il compostaggio presso famiglie più giovani e famiglie di estrazione urbana
* l'incentivazione economica deve riguardare anche le utenze non domestiche (agriturismi, ristoranti che compostano)
* è opportuno, nel caso di adozione della tariffazione puntuale, soprattutto in contesti rurali, il passaggio dalla riduzione del prelievo, per chi pratica l'autocompostaggio, alla quantificazione dell'effettivo servizio reso. Tale approccio è in effetti applicato da quest'anno in un comune di CISA.

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rifiuti misti

La legge 27 dicembre 2017, n. 205 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020" ha conferito all'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) la regolazione anche del settore rifiuti, con specifici compiti da esercitare con gli stessi poteri e quadro di principi finora applicati negli altri settori già di competenza dell'Autorità (elettricità, gas, sistema idrico integrato e teleriscaldamento), come fissati dalla propria legge istitutiva, Legge 14 novembre 1995, n. 481 "Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità".

La nuova agenzia ha assunto la denominazione di ARERA - Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

Il comma 527 della legge di Bilancio, al fine di migliorare il sistema di regolazione del ciclo dei rifiuti, anche differenziati, urbani e assimilati, individua le seguenti funzioni di regolazione e controllo:
a) emanazione di direttive per la separazione contabile e amministrativa della gestione, la valutazione dei costi delle singole prestazioni, anche ai fini della corretta disaggregazione per funzioni, per area geografica e per categorie di utenze, e definizione di indici di valutazione dell'efficienza e dell'economicità delle gestioni a fronte dei servizi resi;
b) definizione dei livelli di qualità dei servizi, sentiti le regioni, i gestori e le associazioni dei consumatori, nonché vigilanza sulle modalità di erogazione dei servizi;
c) diffusione della conoscenza e della trasparenza delle condizioni di svolgimento dei servizi a beneficio dell'utenza;
d) tutela dei diritti degli utenti, anche tramite la valutazione di reclami, istanze e segnalazioni presentati dagli utenti e dai consumatori, singoli o associati;
e) definizione di schemi tipo dei contratti di servizio di cui all'articolo 203 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
f) predisposizione ed aggiornamento del metodo tariffario per la determinazione dei corrispettivi del servizio integrato dei rifiuti e dei singoli servizi che costituiscono attività di gestione, a copertura dei costi di esercizio e di investimento, compresa la remunerazione dei capitali, sulla base della valutazione dei costi efficienti e del principio « chi inquina paga »;
g) fissazione dei criteri per la definizione delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento;
h) approvazione delle tariffe definite, ai sensi della legislazione vigente, dall'ente di governo dell'ambito territoriale ottimale per il servizio integrato e dai gestori degli impianti di trattamento;
i) verifica della corretta redazione dei piani di ambito esprimendo osservazioni e rilievi;
l) formulazione di proposte relativamente alle attività comprese nel sistema integrato di gestione dei rifiuti da assoggettare a regime di concessione o autorizzazione in relazione alle condizioni di concorrenza dei mercati;
m) formulazione di proposte di revisione della disciplina vigente, segnalandone altresi i casi di gravi inadempienze e di non corretta applicazione;
n) predisposizione di una relazione annuale alle Camere sull'attività svolta.

L'Autorità è un organo collegiale costituito dal Presidente e da quattro membri nominati con decreto del Presidente della Repubblica. La procedura di nomina prevede il parere vincolante, a maggioranza dei 2/3 dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti, sui nomi proposti dal Ministro dello Sviluppo economico d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e approvati dal Consiglio dei Ministri. Questa procedura garantisce altissimo quorum di gradimento parlamentare, di fatto bipartisan.
I Componenti restano in carica 7 anni e nel corso del mandato, si applica loro un regime di incompatibilità con altre attività lavorative. Per i successivi due anni dalla cessazione dell'incarico i Componenti non possono intrattenere alcun rapporto di collaborazione, di consulenza o di impiego con le imprese operanti nei settori di competenza.
Le risorse per il funzionamento dell'Autorità non provengono dal bilancio dello Stato ma da un contributo sui ricavi degli operatori regolati.

Dopo l'attribuzione di queste nuove competenze sono stati avviati i primi interventi organizzativi e gestionali per far fronte al nuovo incarico, tra cui la creazione della direzione Ciclo dei Rifiuti Urbani ed assimilati.

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Il 28 dicembre 2017 è stata approvata la nuova Legge Regionale del Piemonte "Norme in materia di gestione dei rifiuti e servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e modifiche alle leggi regionali 26 aprile 2000, n. 44 e 24 maggio 2012, n. 7".

Con questa legge la Regione Piemonte disciplina:
a) gli strumenti della pianificazione regionale;
b) l'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, in attuazione della normativa nazionale di settore e secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza, nonché di leale collaborazione tra gli enti locali;
c) l'organizzazione della gestione dei rifiuti speciali;
d) il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, nonché per lo smaltimento dei rifiuti tal quali in impianti di incenerimento senza recupero di energia;
e) il sistema sanzionatorio in materia di produzione dei rifiuti e di tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, nonché per lo smaltimento dei rifiuti tal quali in impianti di incenerimento senza recupero di energia.

Per quanto riguarda gli obiettivi e le finalità, oltre a recepire i principi dell'economia circolare e della gerarchia della gestione dei rifiuti (art. 179, comma 1 del D. Lgs. 152/06), ulteriormente dettagliati nell'articolato del provvedimento, vengono fissati una serie di principi:
a) le frazioni raccolte in maniera differenziata sono conferite ad impianti che ne favoriscono la massima valorizzazione in termini economici e ambientali in coerenza con il principio di prossimità, privilegiando il recupero di materia a quello di energia;
b) sono incentivati l'autocompostaggio e il compostaggio di comunità, a partire dalle utenze site in zone agricole o a bassa densità abitativa e, in generale, il comportamento virtuoso della cittadinanza nel differenziare i rifiuti;
c) sono incentivati lo scambio, la commercializzazione o la cessione gratuita di beni usati o loro componenti presso i centri del riuso o in aree appositamente allestite nei centri di raccolta per rifiuti urbani ai fini del loro riutilizzo;
d) la tariffazione puntuale è strumento fondamentale e da privilegiare per la responsabilizzazione della cittadinanza e delle imprese al fine della riduzione della produzione dei rifiuti e di sostegno al miglioramento della qualità dei rifiuti raccolti in modo differenziato.

La Regione Piemonte persegue l'obiettivo di raggiungere:
a) entro l'anno 2018 la produzione di un quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato non superiore a 190 chilogrammi ad abitante;
b) entro l'anno 2020 la produzione di un quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato non superiore a 159 chilogrammi ad abitante.

L'aspetto più rilevante è la riorganizzazione della "governance". Ai fini dell'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani il territorio della regione viene suddiviso in:
* un ambito territoriale ottimale regionale per le funzioni inerenti alla realizzazione e alla gestione degli impianti a tecnologia complessa, compreso il trattamento del rifiuto organico;
* in ambiti di area vasta, coincidenti con il territorio della Città di Torino, di ciascuna delle province e della Città metropolitana di Torino, con l'esclusione del territorio della Città di Torino, articolate e organizzate per aree territoriali omogenee, per le funzioni inerenti alla prevenzione della produzione dei rifiuti urbani, alla riduzione, alla raccolta differenziata, al trasporto e all'avvio a specifico trattamento delle raccolte differenziate, ad esclusione del rifiuto organico, alla raccolta e al trasporto dei rifiuti urbani residuali indifferenziati e alle strutture a servizio della raccolta differenziata".
Sono poi dettagliate le funzioni di organizzazione e controllo diretto del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani al livello dell'area vasta, che sono esercitate dai Comuni attraverso consorzi, denominati consorzi di area vasta. Si passerà quindi dagli attuali 21 Consorzi di bacino ai 9 nuovi Consorzi di area vasta.
Le funzioni dell'ambito regionale sono invece esercitate attraverso un'apposita conferenza d'ambito. Quindi per la gestione degli impianti le attuali 8 Autorità Territoriali Ottimali provinciali (ATO) vengono sostituite da un'unica autorità di dimensione regionale.

La legge, oltre a stabilire alcune disposizione per la gestione dei rifiuti speciali, disciplina il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, e provvede a ricondurre in capo alla Regione le competenze relative alla riscossione dello stesso.

Sono poi stabilite sanzioni in materia di produzione dei rifiuti, da applicare in caso di mancato raggiungimento, a livello di ambito di area vasta, degli obiettivi di produzione del quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato stabiliti. Si tratta di importi che vanno da 0,05 a 0,30 Euro ad abitante. Non costituiscono di per sé una leva determinante, ma stabiliscono un principio importante.

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La riduzione della Tassa Rifiuti per un albergo per continuata disfunzione nel servizio di raccolta è un obbligo di legge indipendente da una responsabilità del Comune nella mancata raccolta rifiuti.

La Sezione civile della Corte di Cassazione nell'ordinanza 27 settembre 2017, n. 22531 ha fissato un importante principio in materia di riduzione della Tarsu (articolo 59 del D.Lgs. 507/1993) valido anche in materia di TARI, la nuova tassa rifiuti in vigore dal 1° gennaio 2014 (introdotta dall'articolo 1, comma 639 della Legge 147/2013, la "Legge di Stabilità 2014).

I Giudici della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso di un albergo di Napoli che chiedeva la riduzione della tassa rifiuti per una mancata erogazione del servizio continuata e non certo temporanea o imprevedibile. Viene stabilito che la riduzione del tributo per il servizio rifiuti è prevista dalla legge per il fatto oggettivo che il servizio istituito non venga espletato ed è irrilevante una eventuale responsabilità del Comune.
Secondo i Giudici la riduzione non opera quale risarcimento del danno da mancata raccolta rifiuti, e nemmeno come "sanzione" per il Comune inadempiente, bensì al diverso fine di ripristinare un equilibrio impositivo tra tassa che il Comune può pretendere e costi generali del servizio ancorché alterato. E questo senza che la tassa rifiuti perda la sua connotazione prettamente tributaria.

Va in proposito considerato che il sesto comma dell'articolo 59 del D.Lgs. 507/1993 esclude, in effetti, l'esonero o la riduzione dal tributo nell'ipotesi in cui l'interruzione del servizio di raccolta sia temporanea, e dovuta a motivi sindacali ovvero ad "imprevedibili impedimenti organizzativi". È dunque soltanto in tale situazione — di disfunzione temporanea — che può darsi ingresso ad una valutazione di imprevedibilità del disservizio e, per questa via, di non imputabilità dello stesso alla sfera tecnico-organizzativa dell'Amministrazione comunale.
Al contrario, in presenza di una situazione di disfunzione non temporanea, ma apprezzabilmente protratta nel tempo (qual è quella qui lamentata dall'albergo), la legge attribuisce all'utente – in presenza di una accertata emergenza sanitaria — la facoltà di provvedere a proprie spese fermo restando il diritto alla riduzione.

La previsione del regolamento comunale allora in vigore per l'applicazione della Tarsu, secondo cui il diritto alla riduzione non potrebbe trovare riconoscimento qualora il disservizio fosse determinato "da situazioni emergenziali legate alla saturazione degli impianti terminali di conferimento dei rifiuti solidi urbani" è stata ritenuta suscettibile di disapplicazione, in quanto illegittima per contrasto con la disciplina statuale.
Va ricordato come nel caso in oggetto, ai sensi dell'articolo 59 comma 4 del D.Lgs. 507/1993, se il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non è svolto nella zona di residenza o di dimora nell'immobile a disposizione ovvero di esercizio dell'attività dell'utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta ..., il tributo è dovuto in misura non superiore al 40 per cento della tariffa.

Oggi la TARI (articolo 1, comma 656 della Legge 147/2013) è dovuta "nella misura massima del 20 per cento della tariffa in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente".
Nella stessa sentenza viene ritenuto infondato invece un altro motivo di ricorso relativo alla presunta illegittimità della previsione regolamentare di diversificazione tariffaria tra locali ad uso alberghiero e locali ad uso abitativo, ritenuta dall'albergo non assistita da adeguata motivazione, comportando l'applicazione di una tariffa ritenuta molto superiore alla reale produzione e quindi in violazione del principio Ue del "chi inquina paga".

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La tariffazione puntuale è universalmente individuata come uno degli strumenti migliori per prevenire e minimizzare la produzione di rifiuti urbani. Questo concetto è ben espresso nella premessa al Decreto del Ministero dell'Ambiente 20 aprile 2017, "Criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico...": "Considerato che tale tariffa commisurata al servizio reso è tra gli strumenti economici più efficaci per l'attuazione della gerarchia gestionale dei rifiuti urbani ai sensi dell'art. 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152"....

E' interessante analizzare come negli ultimi anni diverse Regioni o Province Autonome abbiano previsto azioni specifiche di promozione di questo strumento, anche spingendosi alla definizione di obblighi in questa direzione, tra l'altro giudicati da alcuni invasivi delle competenze specifiche dei Comuni.
Si illustrano alcuni esempi, tutt'altro che esaustivi, di politiche attuate.

La Regione Piemonte individua nel proprio PRGR (approvato con deliberazione del Consiglio Regionale n. 140-14161 del 19 aprile 2016) la tariffazione puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani tra gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione da diffondere per raggiungere gli obiettivi di Piano al 2020.
Secondo quanto previsto dalla successiva DGR n. 85-5516 del 3/8/17, quindi gli investimenti necessari per l'introduzione della tariffazione puntuale rientrano tra gli interventi ammissibili a finanziamento regionale.

La Provincia Autonoma di Trento, nel Quarto Aggiornamento del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (approvato con deliberazione della Giunta Provinciale n. 2175 del 9 dicembre 2014) individua nell'applicazione della tariffa puntuale uno degli strumenti determinanti per il raggiungimento dei risultati ottenuti ("il metodo di tariffazione puntuale è risultato essere la variabile determinante nella riduzione del rifiuto residuo e negli ambiti in cui è applicato la produzione di residuo è abbondantemente sotto la media") e degli obiettivi previsti. Il Quarto Aggiornamento del Piano non impone l'applicazione della tariffa puntuale, competenza dell'Amministrazione titolare del pubblico servizio di raccolta, ma la ritiene uno strumento essenziale per il raggiungimento di risultati elevati e che pertanto deve essere confermato e promosso.
Per incentivare l'applicazione della tariffa puntuale si prevede che, a decorrere dal 1 gennaio 2014, le somme versate alla Provincia per il recupero degli oneri di costruzione delle discariche per RSU. siano destinate, nella misura massima del 50% e secondo i criteri e le modalità stabilite dalla Giunta provinciale, all'adozione o mantenimento di modelli di misurazione puntuale della frazione indifferenziata. Per contro, per quegli ambiti di servizio che a partire dal 2019 non avranno ancora applicato il modello di tariffazione puntuale sarà prevista una penalizzazione tariffaria per lo smaltimento del rifiuto urbano residuo (RUR), in rapporto all'obiettivo di produzione media pro-capite che per il 2017 è fissato in 82 kg/AE (abitanti equivalenti) anno.

La Regione Liguria individua la tariffazione puntuale come uno strumento da promuovere ai fini della prevenzione dei rifiuti e del raggiungimento degli obiettivi di RD. Prevede quindi una specifica azione (B.9.1) di promozione di sistemi di tariffazione puntuale attraverso progetti specifici, linee guida, criteri premiali, semplificazione amministrativa, già dal 2015.
La programmazione regionale passa poi dai Piani delle Aree omogenee della 4 Province. Nel "Piano dell'area Omogenea Imperiese per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti" l'introduzione della tariffa puntuale è obbligatoria a partire dal 01/01/2021.

La Regione Emilia-Romagna, con la Legge Regionale n. 16/2015 "Disposizioni a sostegno dell'economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani..." , nell'art. 1 (Obiettivi e finalità) al comma 6 si pone severi obiettivi minimi al 2020 in termini di riduzione della produzione pro capite dei rifiuti urban, di % di raccolta differenziata, di % riciclaggio di materia.
Nel successivo comma 7, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui sopra sono promosse una serie di azioni, tra cui "applicare la tariffa puntuale quale strumento per la riduzione della produzione di rifiuti e di sostegno al miglioramento della qualità delle raccolte differenziate prevedendo specifici meccanismi incentivanti".
Infatti l'art. 5 riguarda specificamente i Criteri per l'applicazione della tariffazione puntuale ed il relativo comma 8 prevede che "Atersir (Agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali della regione Emilia-Romagna) ... predispone le linee guida per l'applicazione della tariffa puntuale differenziata per utenze domestiche ed utenze non domestiche, basata sul criterio principale di minimizzazione della produzione dei rifiuti ed in particolare sulla minimizzazione dei rifiuti non inviati a riciclaggio, e determina le tempistiche della sua applicazione, che dovrà avviarsi su tutto il territorio regionale entro e non oltre il 31 dicembre 2020, con priorità per l'applicazione alle utenze non domestiche anche prevedendo verifiche sull'impatto ed eventuali correttivi.

La Regione Lazio, con L.R. 10 Agosto 2016, n. 12, all'art. 12 (Modifica alla legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 "Disciplina regionale della gestione dei rifiuti" e successive modifiche), stabilisce che la Regione promuove la tariffazione puntuale quale strumento per incentivare prioritariamente il contenimento e la riduzione della produzione di rifiuti e per potenziare l'invio a riciclaggio delle diverse frazioni di rifiuti tramite le raccolte differenziate. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, predispone le linee guida per l'applicazione della tariffa puntuale differenziata per utenze domestiche ed utenze non domestiche, basata sul criterio principale di minimizzazione della produzione dei rifiuti ed in particolare sulla minimizzazione dei rifiuti non inviati a riciclaggio, e determina le tempistiche della sua applicazione, che deve avviarsi su tutto il territorio regionale entro e non oltre il 31 dicembre 2020, con priorità per l'applicazione alle utenze non domestiche anche prevedendo verifiche sull'impatto ed eventuali correttivi.
Con DGR DEC2 del 17/01/2017 sono approvate "Linee guida regionali per l'applicazione della tariffazione puntuale da parte dei Comuni". Nelle linee guida si dichiara che si tratta di una opportunità e non di un obbligo e vengono delineate le motivazioni a favore della scelta della tariffazione puntuale.

La Regione Campania, con la Legge Regionale 26/05/2016 n. 14 "Norme di attuazione della disciplina europea e nazionale in materia di rifiuti", individua l'incentivazione dell'applicazione della tariffa puntuale tra le azioni da attuare per il raggiungimento degli obiettivi della pianificazione regionale.
In particolare all'art. 6 lett. e) si specifica che la Regione incentiva l'applicazione della tariffa puntuale quale strumento per la riduzione della produzione di rifiuti e di sostegno al miglioramento della qualità delle raccolte differenziate prevedendo specifici meccanismi incentivanti.
All'art. 9 si prevede che la Regione predispone linee guida per la gestione dei rifiuti solidi urbani e la determinazione della tariffa puntuale su scala comunale.

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SestoCalende

La Convenzione Rifiuti di Sesto Calende è una convenzione intercomunale per lo sviluppo di un sistema coordinato di gestione dei rifiuti in un bacino di 32 comuni (di cui 3 associati in un'Unione) per complessivi 126.000 abitanti.
I servizi di gestione rifiuti comprendono la gestione dei rifiuti urbani (raccolta, trasporto e recupero/smaltimento di frazione secca e umida dei rifiuti solidi urbani, raccolte differenziate di frazioni recuperabili, valorizzazione/vendita di frazioni merceologiche di rifiuti), lo spazzamento strade e altri servizi accessori di gestione dei rifiuti.

La raccolta viene effettuata con modalità porta a porta (sistema integrato domiciliare), con utilizzo di contenitori rigidi per organico, carte e vetro/lattine, sacchi per gli imballaggi in plastica e secco residuo (indifferenziato).
Nel 2015 i risultati, disponibili nel "Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani" sono stati di una percentuale di Raccolta Differenziata (% RD) del 67,8% e di una quantità di rifiuto indifferenziato a smaltimento pari a 148,4, di cui 9,6 kg da rifiuti originati dallo spazzamento delle strade.

Nel primo semestre 2016 la percentuale di RD si è attestata al 69,6%, con un range nei diversi Comuni tra il 53,3 al 78,8% ed un'oscillazione mensile tra il 65,0 ed il 72,5%. Il valore medio giornaliero di rifiuto indifferenziato a smaltimento era pari a 386 g/abitante giorno, corrispondente a 141 kg/abitante all'anno.
Per dare un ulteriore impulso alla differenziazione dei rifiuti, a maggio 2016, in collaborazione con le ditte che svolgono la raccolta (Econord, Aspem, Iseda e Tramonto Antonio) e in sinergia con Achab Group è stata effettuata una campagna informativa con la comunicazione che dal 1° Luglio non sarebbero stati più raccolti i sacchi del rifiuto secco contenenti dei materiali riciclabili.
Nel secondo semestre gli effetti di questa comunicazione/azione si sono fatti sentire: la percentuale di RD è passata al 75,1%, con un range nei diversi Comuni tra il 59,1 all'83,7% ed un'oscillazione mensile tra il 74,1 ed il 76,8%. Il valore medio giornaliero di rifiuto secco indifferenziato è sceso a 323 g/abitante giorno, corrispondente a 118 kg/abitante all'anno.
L'incremento si è verificato in tutti i comuni, ed è andato da un + 2,3% ad un + 8,2%, con differenze indipendenti dal valore di % di RD già raggiunto in precedenza.

L'evoluzione del sistema ha poi previsto, nell'autunno del 2016, la distribuzione di sacchi equipaggiati con dispositivo (transponder) di identificazione RFID (Radio-frequency identification) a perdere, in 13 comuni, da utilizzarsi a partire da gennaio 2017, con l'obiettivo di avviare la tariffazione puntuale. Se si concentra l'analisi sui soli 11 Comuni in cui si sono utilizzati i sacchi con transponder RFID, la % di RD è stata dell'81,1% e il valore medio giornaliero di rifiuto secco indifferenziato pari a 204 g/abitante giorno, corrispondente a 74 kg/abitante all'anno!

Anche a livello aggregato il nuovo impulso ha avuto un effetto visibile: la percentuale di RD è passata al 79,2%, con un range nei diversi Comuni tra il 63,0 al 91,1% ed un'oscillazione mensile del dato aggregato tra il 78,4 ed il 79,9%. Il valore medio giornaliero di rifiuto secco indifferenziato è ulteriormente sceso a 234 g/abitante giorno, corrispondente a 86 kg/abitante all'anno, quindi ampiamente sotto la soglia di eccellenza di meno di 100 kg/ab. all'anno!

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news tarifffazione

Il 22 maggio 2017 è stato pubblicato (GU n.117) l'atteso DM Ministero dell'ambiente contenente i criteri per consentire ai Comuni di elaborare un sistema di tariffazione puntuale del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati ("Criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall'utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati").

Già in premessa ("considerato") la nuova norma dichiara che la tariffa commisurata al servizio reso è tra gli strumenti economici più efficaci per l'attuazione della gerarchia gestionale dei rifiuti urbani (art. 179 del D. Lgs. 152/06 e che la determinazione puntuale della quantità dei rifiuti prodotti dalle singole utenze permette di rafforzare il principio "chi inquina paga" nella gestione dei rifiuti urbani.
Il decreto stabilisce i criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti dalle utenze al servizio pubblico e di sistemi di gestione caratterizzati dall'utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio in funzione del servizio reso (concetto di sinallagma dell'obbligazione di pagamento rispetto al servizio reso, nell'ambito della raccolta trasporto e smaltimento del rifiuto prodotto).

In primo luogo vengono forniti criteri per l'identificazione delle utenze, il trattamento e la conservazione dei dati, con particolare riferimento alle norme sulla privacy ed a quelle del Codice dell'amministrazione digitale.
Vengono successivamente forniti i criteri per la realizzazione di sistemi per la misurazione puntuale della quantità di rifiuti, individuando come requisito minimo quello della quantità di rifiuto urbano residuo ("RUR") in peso o volume. Si precisa che possono altresì essere misurate le quantità di altre frazioni o flussi di rifiuto oggetto di raccolta differenziata, ivi compresi i conferimenti effettuati dagli utenti presso i centri di raccolta comunali.
Il decreto poi fissa i requisiti minimi dei sistemi di identificazione e misurazione puntuale della quantità di rifiuto. Oltre ai criteri da tempo noti ed applicati nelle esperienze sin qui condotte (identificare l'utenza che conferisce mediante un codice univocamente associato a tale utenza oppure attraverso l'identificazione dell'utente che effettua i conferimenti, registrare il numero dei conferimenti attraverso la rilevazione delle esposizioni dei contenitori o dei sacchi oppure del conferimento diretto in contenitori ad apertura controllata a volume limitato o degli accessi nei centri comunali di raccolta effettuati da ciascuna utenza) vale la pena sottolineare come i dispositivi e le modalità organizzative adottate debbano garantire la registrazione di ciascun singolo conferimento, associato all'identificativo dell'utenza o del contenitore, con indicazione del momento del prelievo e misurare la quantità di rifiuti conferiti, attraverso metodi di pesatura diretta o indiretta.

In particolare, nei criteri per la misurazione della quantità di rifiuto, è ammesso il criterio volumetrico (litri del contenitore conferito per lo svuotamento, o del sacco ritirato o del volume accessibile nel caso di contenitore con limitatore volumetrico), ma questo valore va moltiplicato per il coefficiente di peso specifico calcolato in base alla densità media dello specifico flusso di rifiuto, determinata come rapporto tra la quantità' totale di rifiuti raccolti e la volumetria totale contabilizzata, oppure, in sede di prima applicazione, se non sono disponibili dati storici appropriati, attraverso idonei rapporti di prova eseguiti su campioni di rifiuti di volume predefinito.

Un altro aspetto importante contenuto nel decreto è quello relativo alla determinazione dei conferimenti nel caso di utenze aggregate domestiche (es. condomini, piccoli nuclei abitati): qualora non sia tecnicamente fattibile o conveniente una suddivisione del punto di conferimento tra le diverse utenze, ai fini dell'applicazione della misurazione puntuale, le quantità o i volumi di rifiuto attribuiti ad una utenza aggregata sono ripartiti tra le singole utenze secondo il criterio pro capite, in funzione del numero di componenti del nucleo familiare riferito all'utenza, oppure utilizzando i coefficienti indicati nella tabella 2 dell'allegato 1, del DPR 158/99.
Per quanto riguarda invece la determinazione dei conferimenti di utenze non domestiche all'interno di utenze aggregate, accanto ad un principio generale per cui il rifiuto residuo proveniente dalle utenze non domestiche presenti in utenze aggregate deve essere conferito in maniera separata rispetto a quello conferito dalle utenze domestiche, viene lasciata aperta la possibilità di utilizzare i coefficienti indicati nelle tabelle 4a e 4b del DPR 158/99.
Infine vengono stabiliti dei criteri integrativi ai sistemi di misurazione puntuale e le norme transitorie.

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CISA payt

La tariffazione puntuale è individuata nei documenti strategici comunitari, nazionali e regionali riguardanti la gestione e la prevenzione dei rifiuti, tra gli strumenti da promuovere con maggiore forza, sia per ottimizzare il riciclaggio, sia per promuovere la prevenzione dei rifiuti, sia per garantire maggiore equità nel pagamento dei servizi erogati (applicazione del principio "chi inquina paga"). Al fine di supportare le decisioni dei Comuni può essere utile effettuare una valutazione "ex ante" degli effetti del passaggio a tariffazione puntuale (PAYT).

In quest'ottica il Consorzio CISA di Ciriè (ente di governo dei rifiuti su un bacino di circa 100.000 abitanti nella parte settentrionale della Città Metropolitana di Torino), ha affidato a Corintea soc. coop. uno studio per la simulazione di tali effetti.

Gli indicatori ambientali individuati sono:
* produzione totale di rifiuti urbani (kg/anno)
* quantità di rifiuti, distinti per materiale raccolti in modo differenziato (kg/anno)
* % di raccolta differenziata (metodo normalizzato vigente Regione Piemonte).

Gli indicatori economici sono:
* costi annuali di gestione dei rifiuti urbani (€/anno e €/abitante anno), suddivisi nelle principali componenti dei Piani Finanziari (PEF).

Si è confrontato uno scenario di base (situazione attuale) con n.2 altri scenari previsti a seguito dell'adozione del sistema PAYT.
Nel caso specifico, per il complesso dei 6 comuni considerati, considerando di ammortizzare in 5 anni i costi di avvio del sistema PAYT, il costo annuo di gestione dei rifiuti urbani rimane sostanzialmente uguale a quello attuale (anno 2016) nello scenario più "prudente", mentre scende di oltre il 3% in quello un po' più ottimistico. In relazione all'incremento dei costi di smaltimento invece la prosecuzione senza applicazione della tariffazione puntuale comporterebbe un incremento dei costi annui del 7,2%.
Entrando nel dettaglio, nel territorio in oggetto la raccolta è effettuata con modalità porta a porta, con il conferimento in mastelli, bidoni, cassonetti o sacchi (imballaggi in plastica). La tariffazione puntuale verrà realizzata con rilevazione del numero di svuotamenti del contenitore del rifiuto indifferenziato (in un Comune anche di quello della frazione organica), equipaggiato con trasponder RFID UHF.

Gli effetti dell'adozione della tariffazione puntuale si riflettono su un elemento "fisico", ossia una diversa quantità e composizione dei flussi di rifiuti conferiti, e su un elemento economico indotto, ossia una diversa composizione dei costi di gestione dei rifiuti urbani.

a) Variazioni sui flussi di rifiuti urbani
* Riduzione della produzione totale di rifiuti urbani (RT)
* Incremento della raccolta differenziata (RD)
* Possibile decremento della qualità della RD, in particolare per gli imballaggi in plastica
* Possibile incremento dei fenomeni di abbandono (tale effetto è stato poi considerato nullo in quanto le buone pratiche già realizzate ci dicono che il fenomeno non si incrementa in modo apprezzabile con il passaggio a tariffazione puntuale se si adottano degli opportuni accorgimenti nella modulazione tariffaria).
b) Variazioni sui costi di gestione
* riduzione dei costi di raccolta del secco non riciclabile (indifferenziato), per effetto della riduzione della % di esposizione dei contenitori.
* possibile incremento dei costi della raccolta differenziata per effetto dell'aumento della % di esposizione dei contenitori o dell'esigenza di investire in contenitori di maggiore capacità.
* riduzione dei costi netti di recupero/smaltimento, per l'effetto combinato su costi/ricavi del recupero e costi dello smaltimento determinato dalle variazioni sui flussi di rifiuti urbani raccolti.
* Incremento della voce Altri Costi (AC) per effetto dell'incidenza dell'ammortamento dei costi "una tantum" da sostenere per lo "start up" del sistema di tariffazione puntuale; in particolare:
* concertazione ed informazione preliminare verso gli stakeholder del territorio in oggetto (associazioni di categoria, associazioni dei consumatori, associazioni ambientaliste, imprese, amministratori locali ecc.);
* analisi e verifica delle banche dati esistenti;
* associazione tra utenti e contenitori utilizzati per la raccolta;
* attività tecnico specialistica per l'implementazione del sistema PAYT
* piano specifico di comunicazione.
* Incremento della voce Altri Costi (AC) per l'esigenza di una maggiore attività di controllo della qualità della RD.
* Incremento della voce Costi Comuni (CC) per l'esigenza di una maggiore attività nella gestione "contabile" della TARI.

Dai risultati degli indicatori fisici (legati ai flussi di rifiuti) è stato possibile verificare le potenzialità di rispetto dei target previsti dalla normativa di settore (rifiuti pro capite totali e indifferenziato a smaltimento, RUB, tasso di riciclaggio ecc.), mentre gli indicatori economici hanno consentito di effettuare una proiezione, nel breve e medio termine, dei costi complessivi per la comunità locale della gestione dei rifiuti nell'ipotesi di continuare con la modalità attuale od applicare il sistema PAYT, con diverse ipotesi di impatto di tale innovazione sui flussi di rifiuti.

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2027

BIG HANNA GAL GE

Con l'emanazione del D.M. 29 dicembre 2016 (Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative e semplificate per il compostaggio di comunità dei rifiuti organici...) si va chiarendo il quadro, tecnico e amministrativo, degli strumenti di promozione del "compostaggio in loco", previsti dal Collegato Ambientale (Legge 28 dicembre 2015, n. 221 ) agli articoli 37 e 38, sia per la forma individuale (autocompostaggio), sia per quella collettiva.

Nell'ambito di un interessante convegno sull'argomento del "compostaggio di comunità" promosso dall'Associazione Italiana Compostaggio e tenutosi a Roma il 28 aprile 2017 i tecnici del Ministero hanno fornito un ottimo contributo nel definire scelte e percorsi. Intanto le due fattispecie introdotte dall'art. 37 (che ha originato il comma 7 bis dell'art. 214, del D. Lgs. 152/06), e dall'art. 38, che ha definito il compostaggio di comunità e previsto l'emanazione del relativo decreto sui criteri operativi e le procedure autorizzative, sono caratterizzate da:

* precisi limiti nella potenzialità di trattamento

* limiti territoriali di origine dei rifiuti

* tipologie ben definite di scarti organici conferibili.

Il discrimine più rilevante è però rappresentato dalla figura del gestore dell'installazione e utilizzatore del compost: se coincide con le utenze conferenti si può applicare la procedura del compostaggio di comunità, altrimenti si deve seguire la procedura dell'art. 37 o le altre "tradizionali".
Nel caso in cui si rientri nelle condizioni previste per il compostaggio di comunità, l'attività di compostaggio è intrapresa dall'"organismo collettivo", che rappresenta gli utenti, previo invio di una segnalazione certificata al comune territorialmente competente, che ne da' comunicazione all'azienda affidataria del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Alla comunicazione vanno allegati una relazione tecnica, il regolamento di gestione, l'elenco delle utenze, più dichiarazioni e documenti amministrativi.

Il D.M 29 dicembre 2016 definisce poi i materiali ed i rifiuti ammissibili, i criteri operativi, le condizioni di installazione ed i requisiti delle apparecchiature. In funzione della taglia (piccola: fino a 10 t/anno; media: da 10 a 60 t/anno; grande: da 60 a 130) sono stabiliti:
* la tipologia di apparecchiature utilizzabili (le compostiere statiche possono essere utilizzate solo per la taglia piccola)

* la tenuta di un registro dei rifiuti conferiti, del compost prodotto, degli scarti e del compost fuori specifica

* la necessità di un corso di formazione per il conduttore

* la necessità della presenza di sonde per la misurazione della temperatura, con rilevazione almeno giornaliera.

Per il compost ottenuto sono stabiliti dei parametri, molto meno articolati e "severi" rispetto a quelli previsti per l'Ammendante compostato misto e l'ammendante compostato verde dal D.Lgs. 75/10 in materia di fertilizzanti.
Poiché l'operazione di compostaggio di comunità da diritto a riduzione della tassa rifiuti, contribuisce alla percentuale di raccolta differenziata dei comuni ed al calcolo delle percentuali di riciclaggio e del RUB in discarica, vengono stabiliti degli obblighi di comunicazione dei dati.
Infine sono previste ulteriori semplificazioni per le installazioni con potenzialità fino ai 1 t/anno.

La presentazione del Ministero dell'Ambiente e le altre del convegno di Roma sono scaricabili dal sito dell'AIC, nella sezione Blog.
Nel caso in cui invece si debba seguire la procedura dell'art. 37, ad esempio nel caso in cui l'impianto sia gestito da un comune o dall'azienda che raccoglie i rifiuti, se sono soddisfatti i requisiti stabiliti, occorre predisporre un regolamento di gestione, acquisire il parere dell'ARPA, nominare un gestore e successivamente effettuare una denuncia di inizio attività. Il tutto nel rispetto delle prescrizioni in materia urbanistica, ambientale, di sicurezza, antincendio, igienico sanitaria, energetica, dei beni culturali e paesistici.

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SetaCondomini2017

SETA S.p.A., l'azienda mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani nei comuni della cintura nord-est di Torino, ha avviato un programma di sopralluoghi nei condomini del territorio servito, al fine di identificare i comportamenti di questa fascia di utenti in termini di differenziazione dei rifiuti.

L'iniziativa, condotta in collaborazione con il Consorzio Bacino 16 (l'Ente di regolazione di riferimento per questo territorio), con il supporto tecnico di Corintea soc. coop. e gli strumenti di comunicazione forniti da Achab Group, ha gli obiettivi di migliorare la quantità e la qualità delle raccolte differenziate, ridurre la presenza dei rifiuti organici nell'indifferenziato e preparare l'attività degli Ispettori Ambientali, di recente istituzione.

Il contesto è infatti quello di un territorio (fascia della prima e seconda cintura torinese) con comuni di popolazione compresa tra 15 e 50.000 abitanti, serviti con modalità porta a porta, dove la raccolta differenziata è attestata su valori compresi tra il 50 ed il 60% e sta segnando il passo. In particolare il rifiuto indifferenziato ammonta ad oltre 170 kg/abitante anno, con elevata presenza della frazione organica, che supera anche il 40-45% in peso. In questi comuni l'incidenza delle utenze domestiche che abitano in stabili condominiali è significativa. Concretamente il progetto, dopo la fase di concertazione con i Comuni e di informazione degli amministratori condominiali vede seguire la campagna informativa ed i controlli presso i condomini durante i quali sono state anche segnalate e registrate le postazioni con almeno un contenitore della raccolta differenziata con evidente presenza di frazioni estranee, quelle con almeno un contenitore rotto e quelle con rifiuti a terra.

Dunque sono stati effettuati circa 500 controlli sui punti di conferimenti condominiali a Settimo Torinese e Chivasso, corrispondenti a circa 850 numeri civici. Ovviamente i risultati ottenuti sono coerenti con quelli di una raccolta differenziata inferiori alle potenzialità del sistema di raccolta adottato: solo un quarto o poco più dei punti di raccolta osservati hanno nei contenitori del rifiuto indifferenziato una presenza quasi nulla o scarsa di materiali differenziabili, mentre nel resto dei punti tale presenza è evidente e consistente. Per contro la qualità del contenuto dei contenitori delle raccolte differenziate normalmente è risultata adeguata.
Il quadro d'insieme ottenuto dai sopralluoghi permette di attuare in modo mirato iniziative di informazione, riorganizzazione (es. riduzione dei volumi assegnati per il rifiuto indifferenziato) e, quando necessario, sanzioni finalizzate al miglioramento della raccolta differenziata.
La campagna è ripresa nel corso del 2017, con un programma di sopralluoghi in altri tre Comuni, Leinì, Borgaro Torinese e Volpiano.

Per saperne di più è a disposizione un bellissimo video sui controlli e si può visitare il sito del progetto!



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PAYT Italia Logo ASSOCIATI 1

Payt (Pay As You Throw) Italia è un'associazione che raccoglie soggetti pubblici e privati che si propone l'obiettivo di creare un vero e proprio tavolo di confronto e discussione per l'applicazione di sistemi tariffari per diffondere una cultura ed informazione sotto tutti gli aspetti, normativi, operativi, comunicativi, relativi all'applicazione teorica del concetto "chi inquina paga". Achab Group da Ottobre 2016 vi ha aderito.

E grande è stata la partecipazione al Convegno in collaborazione con la Regione Piemonte dal titolo "La tariffazione puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Inquadramento normativo, metodi e sistemi, obiettivi e finalità", tenutosi a Torino il 22 febbraio presso la Sala Auditorium Città Metropolitana di Torino.

L'assessore regionale Alberto Valmaggia ha dichiarato in apertura: "La tariffa puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani è uno degli snodi fondamentali del Piano rifiuti della Regione Piemonte, per incentivare le buone pratiche e responsabilizzare i cittadini nell'ottica del riciclo e del riuso, secondo i principi dell'economia circolare".

Il convegno ha messo a confronto amministratori e tecnici sull'utilità dell'applicazione della tariffa, quale strumento di prevenzione della produzione di rifiuti e di miglioramento della qualità della raccolta differenziata. "L'applicazione della tariffazione puntuale – ha spiegato Valmaggia - prevedendo che il pagamento del servizio di gestione rifiuti avvenga non solo in base alla superficie occupata ed ai componenti del nucleo familiare, ma in base alla quantità o al volume dei rifiuti conferiti, si dimostra efficace nella creazione di comportamenti virtuosi nei cittadini, incentivati a limitarne la produzione e a raccoglierli in modo differenziato, riducendo di conseguenza anche il quantitativo di indifferenziato prodotto". Il Piano rifiuti regionale del Piemonte pone come obiettivo al 2020 la riduzione del quantitativo pro-capite di rifiuti indifferenziati ad un valore non superiore a 159 kg per anno. "Il nostro intento – ha sottolineato Valmaggia - è ridurre la quantità di rifiuto indifferenziato, facendo crescere tutto il sistema e incentivando le buone pratiche".

Gli interventi hanno affrontato temi quali le modalità di misurazione, l'evoluzione del modello di gestione del prelievo ambientale e lo sviluppo di modelli di commisurazione. Sono poi state illustrate diverse esperienze di applicazione della tariffa puntuale dal livello regionale e nazionale a quello europeo.
Gaetano Drosi, il Presidente di Payt Italia ha spiegato: "La Misurazione puntuale è dovere di equità. La prima analisi di PAYT Italia ha dimostrato quanto i coefficienti ministeriali (ka, kb, kc, kd) siano ormai superati e fonte di enormi ingiustizie. Se i Comuni nei quali vige la tariffa puntuale, determinassero le tariffe utilizzando i soli coefficienti ministeriali, più dell'80% degli utenti pagherebbe un importo completamente diverso da quello che sta pagando ora, sia in aumento che in diminuzione. Occorre perciò superare il concetto di "categorie produttive" introducendo il concetto di "soggetto produttore".

Sono stati inoltre ricordati alcuni elementi essenziali da tenere a mente per un'applicazione corretta della tariffa puntuale:
- Non si affronti la misurazione puntuale senza aver chiari gli obiettivi del "dopo misurazione" ;
- la tariffa puntuale non può essere applicata per "moda" ;
- se non si è convinti, consapevoli e preparati a questo cambiamento si fanno solo danni;
- si progettino tutte le fasi fino alla riscossione (coinvolgimento dei cittadini incluso) tenendo presente che ognuna di esse andrà controllata e valutata rispetto agli obiettivi prefissati.

Il responsabile della direzione regionale Ambiente, Governo e Tutela del territorio, Roberto Ronco, ha concluso i lavori sostenendo che "lo sviluppo del sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani passa attraverso un cambio di paradigma, in cui la tariffazione puntuale ricopre un ruolo di primaria importanza".

Va sottolineato, infine, come sia in fase di emanazione un decreto ministeriale con l'individuazione dei criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, che quindi detterà le regole per le possibili forme di misurazione puntuale ai fini del calcolo della quota variabile.

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È stato pubblicato in GU Serie Generale n. 131 del 7-6-2016 il Decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 24 maggio 2016, che interviene rispetto alle previsioni di cui all’articolo 34 Comma 3 del nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs. del 18 aprile 2016, n. 50), che a sua volta aveva ripreso le norme inserite nel c.d. “Collegato Ambientale” (Legge  221/2015).
Come previsto dal comma citato, il Decreto disciplina, per le categorie di forniture ed affidamenti non connessi agli usi finali di energia, un aumento progressivo della percentuale minima del 50% del valore a base d’asta a cui è obbligatorio applicare le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei criteri ambientali minimi (CAM).
 
Nello specifico, il DM fa riferimento ai seguenti affidamenti:
a. servizi di pulizia, anche laddove resi in appalti di global service, e forniture di prodotti per l’igiene, quali detergenti per le pulizie ordinarie, straordinarie;
b. servizi di gestione del verde pubblico e forniture di ammendanti, piante ornamentali e impianti di irrigazione;
c. servizi di gestione dei rifiuti urbani;
d. forniture di articoli di arredo urbano;
e. forniture di carta in risme e carta grafica.
 
I nuovi riferimenti minimi con le relative tempistiche sono i seguenti:
– 62% dal 1° gennaio 2017;
– 71% dal 1° gennaio 2018;
– 84% dal 1° gennaio 2019;
– 100% dal 1° gennaio 2020.
 
Fino alla data del 31 dicembre 2016 le amministrazioni sono comunque tenute a rispettare almeno la percentuale del 50% del valore a base d’asta a cui riferire l’obbligo di applicare le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei criteri ambientali minimi. 
Tra le tipologie originariamente citate nel Collegato Ambientale, il DM non include la fornitura di cartucce toner e a getto di inchiostro, i prodotti tessili e gli arredi per ufficio, oltre alla ristorazione collettiva e derrate alimentari, questi ultimi peraltro trattati a parte nel nuovo Codice degli Appalti (art. 144).
 
Mentre per le forniture le quote percentuali di “appalto verde” possono essere facilmente individuate, per gli affidamenti dei servizi tali valutazioni sono molto più aleatorie, per non dire difficilmente valutabili. E’ molto probabile che a questo punto per essere adempienti (ma questo vale già oggi…) nei servizi di gestione dei rifiuti urbani, le stazioni appaltanti debbano entrare nell’ottica del recepimento globale dei criteri dei CAM (specifiche tecniche e clausole contrattuali), almeno per quelli applicabili nello specifico appalto che si apprestano ad affidare.
 
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Il nuovo Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50) integra nel proprio articolato diversi elementi di attenzione all’ambiente, in parte coerenti con norme già presenti nel vecchio codice o in altri provvedimenti, in parte di nuova introduzione.
In linea generale i criteri ambientali, così come quelli sociali, entrano a pieno titolo nella valutazione delle offerte e viene introdotta anche l’ottica dell’analisi del ciclo di vita, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello ambientale.
 
Il Codice punta sulla centralità degli Acquisti Pubblici Verdi (Green Public Procurement - GPP). Ricordiamo che Il Piano Nazionale di Azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione (adottato con il Decreto Interministeriale dell'11 aprile 2008 - G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008) definisce gli Acquisti Pubblici Verdi come “l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando:
• la diffusione di tecnologie ambientali
• lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.
 
L’art. 34 del nuovo Codice prevede che le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dal Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione attraverso l'inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi adottati con decreto del Ministro dell'Ambiente. I criteri ambientali minimi sono tenuti in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l'applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. 
L’obbligo si applica per gli affidamenti di qualunque importo, per almeno il 50% del valore a base d'asta, relativamente alle categorie di forniture e affidamenti non connesse agli usi finali di energia e oggetto dei criteri ambientali minimi, mentre si applica per l'intero valore delle gare, relativamente alle categorie di appalto con le quali si può conseguire l'efficienza energetica negli usi finali.
 
Di fatto il nuovo Codice ha, in linea di massima, ripreso quanto introdotto dal c.d. Collegato Ambientale nell’art. 68 del vecchio Codice degli Appalti. Solo nel caso dei contratti relativi ai servizi di ristorazione, nonché di ristorazione ospedaliera, assistenziale, scolastica la percentuale obbligatoria potrà anche essere inferiore al 50% del valore a base d'asta, prevedendo comunque nello specifico (artt. 95 e 144) l’aggiudicazione esclusivamente secondo il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa e la valutazione dell'offerta tecnica che tenga conto degli aspetti relativi a fattori quali la qualità dei generi alimentari con particolare riferimento a quella di prodotti biologici, tipici e tradizionali, di quelli a denominazione protetta, nonché di quelli provenienti da sistemi di filiera corta e da operatori dell'agricoltura sociale, il rispetto delle diposizioni ambientali in materia di green economy, dei criteri ambientali minimi e della qualità della formazione degli operatori.
 
Nell’aggiudicazione secondo il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che è quello prevalente secondo il nuovo Codice, si da largo spazio ai criteri ambientali, tra quelli da valutare in sede di gara (art. 95): “l'offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo, è valutata sulla base di criteri oggettivi, quali gli aspetti qualitativi, ambientali o sociali, connessi all'oggetto dell'appalto. Nell'ambito di tali criteri possono rientrare: 
a) la qualità, che comprende (omissis) … caratteristiche sociali, ambientali, contenimento dei consumi energetici e delle risorse ambientali dell'opera o del prodotto….;
b) il possesso di un marchio di qualità ecologica dell'Unione europea (Ecolabel UE) in relazione ai beni o servizi oggetto del contratto, in misura pari o superiore al 30 per cento del valore delle forniture o prestazioni oggetto del contratto stesso; 
c) il costo di utilizzazione e manutenzione avuto anche riguardo ai consumi di energia e delle risorse naturali, alle emissioni inquinanti e ai costi complessivi, inclusi quelli esterni e di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici, riferiti all'intero ciclo di vita dell'opera, bene o servizio, con l'obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un'economia circolare che promuova ambiente e occupazione
d) la compensazione delle emissioni di gas ad effetto serra associate alle attività dell'azienda calcolate secondo i metodi stabiliti in base alla raccomandazione n. 2013/179/UE della Commissione del 9 aprile 2013, relativa all'uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni;
(omissis) …”
 
In particolare nell’ art. 96 (Costi del ciclo di vita), si introduce la valutazione specifica di tutta una serie di costi ed esternalità ambientali: 
a) costi sostenuti dall'amministrazione aggiudicatrice o da altri utenti, quali: 
1) costi relativi all'acquisizione; 
2) costi connessi all'utilizzo, quali consumo di energia e altre risorse; 
3) costi di manutenzione; 
4) costi relativi al fine vita, come i costi di raccolta, di smaltimento e di riciclaggio; 
b) costi imputati a esternalità ambientali legate ai prodotti, servizi o lavori nel corso del ciclo di vita, purché il loro valore monetario possa essere determinato e verificato. Tali costi possono includere i costi delle emissioni di gas a effetto serra e di altre sostanze inquinanti, nonché altri costi legati all'attenuazione dei cambiamenti climatici.
Infine nell’art. 93 (Garanzie per la partecipazione alla procedura) il Codice prevede sconti per le imprese che possiedono certificazioni ambientali, in alcuni casi cumulabili tra di loro.
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RdMinAmb2016
 
Un Decreto del ministro dell’Ambiente pubblicato il 24 giugno in Gazzetta Ufficiale (DM Ambiente 26/05/16) introduce finalmente linee guida per un metodo di calcolo della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati, omogeneo a livello nazionale.
Il decreto, che attua l’articolo 32 del Collegato Ambientale, è finalizzato a permettere un reale confronto dei risultati tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale e tra i Comuni, calibrando i tributi comunali a seconda dei livelli di raccolta raggiunti e certificati dalle Regioni.
 
I contenuti delle linee guida sono da intendersi come disposizione alle quali le singole Regioni si attengono nella formulazione del proprio metodo per calcolare e verificare le percentuali di raccolta differenziata. 
Una prima novità (almeno rispetto ai metodi utilizzati attualmente in alcune Regioni), è quella di considerare nel calcolo tutti i rifiuti raccolti separatamente, anche tramite conferimento nei centri di raccolta comunali.
Tra i rifiuti considerati sono compresi anche quelli da costruzione e demolizione, purché provenienti da piccoli interventi di rimozione effettuati direttamente dal conduttore della civile abitazione. In particolare va sottolineato come su questa tipologia di rifiuti (cosiddetti “inerti”) è possibile che si creino, così come da sempre succede con gli scarti verdi, evidenti disparità delle quantità computate nei vari territori, in funzione della più o meno grande severità nell’assimilazione e nel relativo controllo.
 
La novità più significativa è sicuramente la possibilità di conteggiare il compostaggio domestico nella raccolta differenziata. E’ una lunga diatriba, dato che si tratta di una tipica azione di prevenzione e come tale non veniva presa in considerazione nella classica formula che si basava sui flussi di rifiuti raccolti.
Il Ministero ha deciso che si possa tener conto degli effetti di questa pratica anche nel calcolo della % di raccolta differenziata, ma  solo nei comuni che abbiano disciplinato questa attività e che possano quindi garantire la tracciabilità e il controllo. Nasce quindi per tutti quelli che non l’abbiano già fatto, l’esigenza di istituire l’Albo Compostatori, anche per ottemperare a quanto previsto dell’art. 37 del c.d. Collegato Ambientale, il quale prevede che”…  alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino è applicata una riduzione della tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani”. Inoltre, ai fini del controllo, vi è anche l’esigenza di attuare delle iniziative “stabili” di monitoraggio, come d‘altronde le buone pratiche insegnano.
 
Sulla modalità di valutazione dei rifiuti evitati con il compostaggio domestico, il Decreto prevede un calcolo basato sulla “volumetria installata". Infatti invece di fare riferimento a valori procapite medi, testati da indagini svolte in alcune Regioni (Veneto, Piemonte ecc.), si fa riferimento alla volumetria delle compostiere assegnate, ad una densità del rifiuto e ad un tempo di trasformazione medio (90 giorni). Spesso però la fornitura delle compostiere è “forfettaria” (l’ente che acquista lo fa sulla base di un modello scelto in fase di gara od a priori) e quasi mai “personalizzata” ed inoltre il ciclo di trasformazione e maturazione avviene in tempi più lunghi: 9-12 mesi. Va anche considerata la quota garantita dalle operazioni di compostaggio realizzate con attrezzature “fai da te” ed in cumulo o buca.
 
Dalla riflessione sul metodo definito dal Ministero si conferma in generale il fatto che questo indicatore, pur importantissimo, va sempre analizzato in parallelo ad altri, in primo luogo la quantità di rifiuto indifferenziato residuo (peraltro anch’esso soggetto a grande variabilità in funzione di elementi socio-economici), al fine di valutare la “bontà” del sistema ed attuare meccanismi di incentivazione/penalizzazione.
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raee
 
Il Decreto 31 maggio 2016, n. 121 “Regolamento recante modalità semplificate per lo svolgimento delle attività di ritiro gratuito da parte dei distributori di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) di piccolissime dimensioni, nonché requisiti tecnici per lo svolgimento del deposito preliminare alla raccolta presso i distributori e per il trasporto” è stato pubblicato sulla GU Serie Generale n.157 del 7-7-2016.
Il Decreto disciplina le modalità semplificate per il ritiro gratuito, da parte dei distributori, dei RAEE di piccolissime dimensioni (quelli di dimensioni esterne inferiori a 25 cm) provenienti dai nuclei domestici e conferiti dagli utilizzatori finali, senza obbligo di acquisto di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) di  tipo equivalente (criterio di ritiro dell'uno contro zero).
In particolare il decreto definisce: 
  • a) le procedure per il conferimento dei RAEE di piccolissime dimensioni da parte degli utilizzatori finali; 
  • b) i requisiti tecnici per allestire il luogo di ritiro all'interno dei locali del punto vendita del distributore o  in prossimità immediata di     essi; 
  • c) i requisiti tecnici e le modalità per lo svolgimento del deposito preliminare alla raccolta dei RAEE ritirati; 
  • d) i requisiti tecnici per il trasporto dei RAEE di piccolissime dimensioni dal deposito preliminare alla raccolta fino ad un centro di raccolta oppure ad un impianto di trattamento.
I distributori hanno l'obbligo di informare esplicitamente gli utilizzatori finali della gratuità del ritiro e del fatto che esso non comporta l'obbligo di acquistare altra o analoga merce, con modalità chiare e di immediata  percezione, anche  tramite avvisi facilmente leggibili collocati nei locali commerciali. 
Al fine di favorire il conferimento dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei domestici da parte degli utilizzatori finali, i distributori devono promuovere, anche attraverso le associazioni di categoria, campagne informative o di sensibilizzazione, e iniziative commerciali incentivanti o premiali. 
 
Il ritiro gratuito dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei domestici deve essere effettuato all'interno dei locali del punto di vendita del distributore, ovvero in un luogo situato in prossimità immediata dello stesso, purché di pertinenza del punto vendita. 
Presso il luogo di ritiro il  distributore deve mettere a disposizione degli utilizzatori finali uno o più contenitori.
In generale, gli oneri per i distributori derivanti dalla gestione dei rifiuti conferiti presso i loro locali sono stati semplificati e in parte allineati con quanto già previsto dalle modalità di raccolta “1 contro 1” in vigore dal 2010. 
Il decreto si applica ai distributori con superficie di vendita di AEE al dettaglio di almeno 400 mq. Nel caso dei distributori più piccoli, il ritiro può avvenire in maniera facoltativa.
 
Interessanti anche le norme per i distributori che effettuano la vendita a distanza. Infatti i distributori che effettuano la vendita mediante tecniche di comunicazione a distanza, comprese la televendita e la vendita elettronica, qualora effettuino il ritiro dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei  domestici secondo il criterio dell'«uno contro zero», si possono avvalere del luogo di ritiro e del luogo di deposito preliminare alla raccolta già allestito da un altro distributore che non operi mediante tecniche di  comunicazione a distanza; ovvero provvedono ad organizzare direttamente tali attività in conformità alla disposizioni del decreto. Questa tipologia di distributori assicura che l'utilizzatore finale conosca  facilmente il luogo di ritiro presso il quale conferire gratuitamente i RAEE di piccolissime dimensioni, e che tale ritiro avvenga senza maggiori oneri di quelli che l'utilizzatore finale sopporterebbe in caso di vendita non a  distanza. Anche in questo caso i distributori hanno l'obbligo di informare esplicitamente gli utilizzatori finali della gratuità del ritiro.
 
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3062

27 maggio

Il 19 aprile scorso è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale il DPCM del 7 marzo 2016: “Misure per la realizzazione di un sistema adeguato e integrato di gestione della frazione organica dei rifiuti urbani, ricognizione dell'offerta esistente ed individuazione del fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica di rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni”. 

Il decreto si prefigge di prevenire e ridurre gli effetti negativi sull'ambiente e sulla salute umana derivanti dalla gestione dell'organico, e di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'Unione europea in tema di riciclaggio e di riduzione del conferimento in discarica dei rifiuti biodegradabili. A tal fine il decreto detta le principali definizioni in materia e indica le necessità impiantistiche per la corretta gestione della frazione organica raccolta in maniera differenziata.
Nello specifico (per ciascuna regione) il decreto:

  • riepiloga gli impianti di recupero dell'organico;
  • individua il fabbisogno teorico di trattamento dell'organico;
  • individua il fabbisogno residuo di impianti di recupero.

Va sottolineato come si sia ritenuto necessario considerare nella ricognizione dell'offerta esistente anche gli impianti che trattano solo verde e di non sottrarre alla capacità degli impianti una quota del 30% pari al materiale strutturante (ritenuto anch’esso di origine urbana). In effetti l’indicatore utilizzato per la stima dei fabbisogni (pari a 110-130 kg/ab. anno), corrisponde all’insieme di frazione umida e frazione verde.
Non si sono invece considerati gli impianti con capacità autorizzata minore di 1000 tonnellate/anno, in quanto non sempre ufficialmente censiti e non sempre realmente operativi.

Le Regioni pienamente autosufficienti risultano essere il Veneto, il Friuli V.G., l’Umbria, la Sardegna. Anche Valle d’Aosta risulta pienamente autosufficiente, ma in questo caso la stima congiunta di fabbisogni ed impiantistica per frazione umida e verde non considera che l’impianto esistente tratta solo la frazione verde e la frazione umida deve essere trattata fuori regione.
In valore assoluto le Regioni a maggiore deficit, in ordine decrescente, sono la Campania, la Sicilia, il Lazio, la Lombardia, la Liguria, la Calabria.
La Basilicata non ha impianti inseriti nella ricognizione.

Infine va evidenziato come il decreto sottolinei in premessa che le Regioni possono attuare politiche di prevenzione che riducono la produzione di rifiuti organici e quindi il fabbisogno di impianti di trattamento di tale frazione del rifiuto, in conformità con il principio di prossimità (politiche incentivanti per il compostaggio domestico e altre forme di compostaggio sul luogo di produzione). Tra l’altro, ancora in premessa, si evidenzia come, ai sensi della decisione della Commissione n. 2011/753/UE del 18 novembre 2011, anche il compostaggio domestico dei rifiuti può essere conteggiato ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di riciclaggio del 50% (art. 181, comma 1 del D. Lgs. 152/06 e s.m.i.).

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2022

marchio_q_spazio.jpgIl Marchio Qualità Gran Paradiso è uno strumento di identificazione che il Parco Nazionale del Gran Paradiso assegna ad imprese locali del settore turistico alberghiero, artigianale e agroalimentare che rispondono a determinati requisiti, di qualità, ecocompatibilità ed accoglienza e si impegnano in un percorso di miglioramento continuo.

Tale iniziativa è stata realizzata sulla base della Legge Quadro sulle aree protette 394/91, la quale prevede che l’Ente Parco possa concedere il proprio emblema a servizi e prodotti locali che soddisfino requisiti di qualità e le finalità dell’Ente stesso.

Il Marchio di Qualità individua coloro che svolgono l’attività sia all’interno del territorio del Parco, sia nelle zone immediatamente circostanti, identificate come “Spazio Gran Paradiso”. La qualità ed il rispetto dell’ambiente sono verificati attraverso un sistema di analisi e controlli.

 

Gli obiettivi che l’Ente Parco persegue con l’istituzione del Marchio si possono così riassumere:

  • far convergere verso un’unica direzione comune tutti i produttori ed erogatori di servizi locali attraverso criteri di qualità condivisi e controllati alla fonte
  • migliorare gli standard di sostenibilità ambientale e di valorizzazione delle risorse del territorio
  • dare maggior visibilità alle produzioni attraverso una comunicazione uniforme
  • dare garanzie ai consumatori e ai fruitori dei servizi favorendo l’accesso a prodotti di origine controllata e a basso impatto ambientale.

 

L’Ente Parco supporta le imprese aderenti al Marchio sia mediante strumenti di visibilità (targhe in vetro e pannelli da apporre in loco, flyer, banner per i siti WEB ecc.), sia con l’inserimento in eventi fiere e manifestazioni (ad esempio EXPO), oltre alla presenza di una specifica area nel proprio sito WEB. Un’analisi dei flussi degli accessi ad Internet ha recentemente messo in evidenza l’importanza del sito WEB del Parco Nazionale del Gran Paradiso sull’indirizzamento verso le imprese recettive (e non solo) del proprio territorio.

Le regole che le imprese  devono rispettare per ottenere e mantenere il Marchio collettivo sono contenute in un Regolamento d’uso ed in appositi Disciplinar, a seconda dell’attività svolta.

Le imprese aderenti sono attualmente circa una settantina, in costante incremento, a dimostrazione che questa strategia sta incontrando via via più successo come strumento di “green marketing”, sia di impresa, sia di territorio.

 

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L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato nel mese di ottobre 2015 una nuova legge per la gestione dei rifiuti urbani, la Legge Regionale 5 ottobre 2015, n. 16 “Disposizioni a sostegno dell’economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata e modifiche alla legge regionale 19 agosto 1996 n. 31 (disciplina del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi)”.

Il provvedimento è stato emanato in attuazione alla decisione 1386/2013/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, relativa ad un programma generale di azione dell'Unione in materia ambientale fino al 2020 “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” e, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, al fine di garantire il rispetto della gerarchia di cui all'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento (ovvero a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo; e) smaltimento).

La Regione assume come proprio il principio dell'economia circolare, che promuove una gestione sostenibile dei rifiuti attraverso la quale gli stessi rientrano, una volta recuperati, nel ciclo produttivo consentendo il risparmio di nuove risorse.

La Legge:

  • istituisce il “Forum permanente per l’economia circolare”
  • incentiva le attività di informazione ed educazione
  • Introduce un obiettivo di raccolta differenziata del 73%
  • prevede entro cinque anni la riduzione del 25% delle produzione di rifiuti pro-capite, il riciclaggio del 70% del totale dei rifiuti, il contenimento delle discariche e l’autosufficienza regionale.

Ai fini del raggiungimento degli obiettivi  sono promosse le seguenti azioni:

  1. incentivare con meccanismi economici i comuni che ottengono i migliori risultati di riduzione dei rifiuti;

  2. favorire i progetti e le azioni di riduzione della produzione dei rifiuti urbani;

  3. favorire i progetti e le azioni di riduzione dello spreco alimentare;

  4. favorire i progetti di riuso dei beni a fine vita;

  5. favorire i sistemi di raccolta differenziata che consentono di ottenere la minimizzazione della produzione e la migliore qualità delle frazioni raccolte separatamente, quali le raccolte domiciliari di tipo porta a porta o sistemi equipollenti;

  6. applicare la tariffa puntuale quale strumento per la riduzione della produzione di rifiuti;

  7. promuovere lo sviluppo dell'impiantistica collegata al riuso e al riciclaggio;

  8. promuovere la ricerca sul rifiuto residuale;

  9. promuovere lo sviluppo dei centri di raccolta (CDR) in sinergia ai centri per il riuso.

Tra gli aspetti innovativi della legge si sottolinea l’incentivazione alla riduzione dei rifiuti non inviati a riciclaggio, la quale costituisce il criterio principale per la valutazione di efficienza nella gestione dei rifiuti. A questo fine  viene costituito il Fondo d’ambito di incentivazione alla prevenzione e riduzione dei rifiuti, alimentato da una quota compresa tra i costi comuni del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e, a decorrere dall'anno 2016, dal contributo derivante dalla quota parte del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi, nonché dagli eventuali contributi pubblici specificatamente finalizzati.

Un altro principio interessante, poi ripreso dal successivo Collegato Ambientale, è quello che prevede che il regolamento relativo al corrispettivo del servizio di gestione dei rifiuti possa prevedere agevolazioni per le imprese che attuano azioni finalizzate alla prevenzione nella produzione di rifiuti.

Altra norma degna di nota è quella che riguarda l’accertamento e la contestazione delle violazioni ai divieti in materia di raccolta dei rifiuti urbani contenute nei regolamenti di gestione del servizio, nella quale si prevede che possa anche provvedervi il soggetto gestore attraverso i propri dipendenti, che a tal fine sono nominati agenti accertatori dall’ente preposto (i cosiddetti “ispettori ambientali”).

Per raggiungere gli obiettivi di riduzione e recupero dei rifiuti, la Regione tra l’altro incentiva le attività di informazione ed educazione a partire dai soggetti del sistema Infeas, in particolare dai Centri di educazione alla sostenibilità, in conformità con quanto disposto dalla legge regionale 29 dicembre 2009, n. 27 (Promozione, organizzazione e sviluppo delle attività di informazione e di educazione alla sostenibilità).

Inoltre i Comuni che programmano iniziative di informazione ed educazione possono destinare a tali attività una quota degli introiti derivati dall’applicazione della tariffa.

 

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