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Riccardo Marchesi

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ARERA, come preannunciato, ha deliberato il 31/10/19 le disposizioni in materia di trasparenza del servizio integrato di gestione dei rifiuti (Testo integrato in tema di trasparenza nel servizio di gestione dei rifiuti per il periodo di regolazione 1° aprile 2020 - 31 dicembre 2023). oltre alle disposizioni per la determinazione delle entrate tariffarie e l'erogazione, nel medesimo ambito. All'Autorità infatti sono assegnate "la definizione dei livelli di qualità dei servizi, sentiti le Regioni, i gestori e le associazioni dei consumatori, nonché la vigilanza sulle modalità di erogazione dei servizi" e "la diffusione della conoscenza e della trasparenza delle condizioni di svolgimento dei servizi a beneficio dell'utenza".

Il documento riguarda la regolazione dei contenuti informativi minimi obbligatori (trasparenza del servizio) che devono essere garantiti all'utente tenuto al pagamento della TARI o della tariffa corrispettiva per il servizio integrato di gestione dei RU.

Nell'art. 1 (Definizioni) va sottolineato il fatto che tra le attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti, che comprende le operazioni di accertamento, riscossione, gestione del rapporto con gli utenti, gestione della banca dati degli utenti e delle utenze, dei crediti e del contenzioso, sono riportate la promozione di campagne ambientali e la prevenzione della produzione di rifiuti urbani.

L'Art. 2 riguarda l'ambito di applicazione e stabilisce gli elementi informativi minimi che devono essere garantiti all'utente del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani, nel periodo di regolazione 1° aprile 2020 - 31 dicembre 2023. Tali obblighi si applicano al gestore che eroga il servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani. Qualora le attività incluse nel servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani siano gestite da soggetti distinti si applicano ai diversi soggetti, ciascuno per gli aspetti di propria competenza.
E' prevista una deroga temporale (dal 1° gennaio 2021) per i i gestori del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani o dei singoli servizi che servono territori, anche oggetto di procedure di affidamento diverse, con una popolazione residente non eccedente 5.000 abitanti.

L'Art. 3 ha per oggetto gli obblighi di trasparenza tramite siti internet. Va sottolineato come, oltre alle informazioni sulle modalità di erogazione dei servizi di raccolta e spazzamento, sulle istruzioni per l'uso, sull'applicazione e riscossione della TARI o Tariffa, sulle modalità di contatto e reclamo, debba essere riportato l'indicatore % di Raccolta differenziata conseguita nel Comune o nell'ambito territoriale. Non sarebbe stato male introdurre un paio di altri indicatori importanti per definire le prestazioni ambientali del servizio, quali la quantità pro capite di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) e il Tasso di Riciclaggio...

I successivi Artt. da 4 a 7 riportano rispettivamente:
* Le Disposizioni generali in materia di documenti di riscossione
* Le Informazioni generali nei documenti di riscossione
* Le Informazioni sugli importi addebitati nei documenti di riscossione
* Le Informazioni su modalità di pagamento nei documenti di riscossione.
L'Art. 8 riguarda le Informazioni su servizio e risultati ambientali nei documenti di riscossione. Riprendono una serie di informazioni da inserire in questi documenti, relative ai contatti, ai diritti per gli utenti ed ai servizi previsti per il sito Internet, tra i quali la percentuale di raccolta differenziata conseguita.
Nell'Art. 9 (Disposizioni in materia di comunicazioni agli utenti) vengono disciplinati gli obblighi di comunicazione agli utenti interessati delle variazioni di rilievo nelle condizioni di erogazione del servizio di raccolta e trasporto e/o del servizio di spazzamento e lavaggio delle strade, e/o dell'attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti,
L'Art. 10 (Informazioni sulla percentuale di raccolta differenziata) da semplicemente indicazioni sulla fornitura di questi dati.
L'Art. 11 (Trasmissione di informazioni tra operatori) detta le tempistiche della trasmissione delle informazioni da parte dei gestori delle attività di raccolta e trasporto e dei gestori delle attività di spazzamento e lavaggio delle strade al gestore dell'attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti. Infine l'Art. 12 (Ulteriori standard di trasparenza definiti dagli Enti territorialmente competenti) prevede che qualora l'Ente territorialmente competente, anche su proposta del gestore, definisca standard di trasparenza ulteriori o differenziati, tali standard devono prevedere livelli di tutela dell'utente non inferiori a quelli definiti nel presente provvedimento.

Va ricordato, come evidenziato negli stessi documenti preparatori di ARERA, che anche i "Criteri Ambientali Minimi per l'affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani" disciplinano le prestazioni inerenti al rapporto tra gestore e utente, tra cui l'orario di apertura dei centri di raccolta, l'attivazione di un call-center, il tempo massimo di risposta alle comunicazioni trasmesse dagli utenti, la predisposizione di una sezione web dedicata al servizio dei RU.

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decretoclima

Il Consiglio dei Ministri del 10 ottobre ha approvato un decreto-legge che prevede "Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell'aria", denominato "Decreto Clima".

Innanzitutto (art. 1) il provvedimento individua i i compiti del "Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria", che dovrà essere approvato entro 60 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento.

All'art. 2 si passa all'introduzione di "Misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane". In prima istanza, su un Fondo di 255 milioni di euro, è previsto un "buono mobilità", pari ad euro 1.500 per le autovetture ed euro 500 per i motocicli rottamati, utilizzabile per l'acquisto di abbonamenti di trasporto pubblico locale o biciclette anche a pedalata assistita, da parte di cittadini residenti nei Comuni che hanno superato i limiti di emissioni inquinanti indicati dalla normativa europea e che rottamano un'auto o un motociclo "inquinante" (fino alla classe euro 3). Inoltre è previsto un fondo di 40 milioni di euro destinato a finanziare progetti per la creazione, il prolungamento, l'ammodernamento e la messa a norma di corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale.

L'art 3 prevede, nei limiti di 20 milioni di euro e sempre per i Comuni (anche in forma associata) che hanno superato i limiti di emissioni inquinanti indicati dalla normativa europea, di finanziare gli investimenti necessari alla realizzazione di progetti sperimentali per la realizzazione o l'implementazione del servizio di trasporto scolastico per i bambini della scuola dell'infanzia statale e comunale e per gli alunni delle scuole statali del primo ciclo di istruzione con mezzi di trasporto ibridi, elettrici o non inferiori a Euro 6 immatricolati per la prima volta dopo il 31 agosto 2019.

L'art. 4 prevede Azioni per la riforestazione. In particolare è istituito un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, la creazione di foreste urbane e periurbane, nelle città metropolitane nel limite complessivo di 30 milioni di euro. Un successivo decreto definirà le modalità e le finalità per la progettazione degli interventi e il riparto dei fondi tra le città metropolitane.

L'art. 5 (Programma Italia Verde), istituisce il concorso "Capitale verde d'Italia", con il quale il Consiglio dei ministri conferisce annualmente tale titolo di ad una città italiana, capoluogo di provincia. A tal fine le città capoluogo di provincia possono presentare un dossier di candidatura che raccoglie progetti cantierabili volti a incrementare la sostenibilità delle attività urbane, migliorare la qualità dell'aria e della salute pubblica, promuovere la mobilità sostenibile e l'economica circolare, con l'obiettivo di favorire la transizione ecologica.

Nell'art. 6, "Ulteriori disposizioni per fronteggiare le procedure d'infrazione in materia ambientale", vengono aumentati i poteri e le risorse dei commissari che si occupano delle bonifiche delle discariche abusive e della depurazione delle acque, per risolvere il problema storico delle infrazioni ambientali.

L'art. 7 ha per oggetto la Campagna di informazione e formazione ambientale nelle scuole e istituisce presso il Ministero dell'ambiente uno specifico fondo denominato "Programma #iosonoAmbiente" di due milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021, 2022, destinato a finanziare progetti, iniziative, programmi e campagne, ivi comprese le attività di volontariato degli studenti, finalizzati alla diffusione dei valori della tutela dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, nonché alla promozione di percorsi di conoscenza e tutela ambientale, nell'ambito delle tematiche individuate dalla recente legge sull'insegnamento dell'educazione civica.

In realizzazione a quanto stabilito nell'art. 8, l'Ispra, l'Istituto superiore per la ricerca ambientale di cui si avvale il ministero dell'Ambiente, realizzerà un database pubblico, grazie a una dotazione di un milione e mezzo di euro, per la trasparenza dei dati ambientali. I concessionari di servizi pubblici dovranno rendere disponibili in rete i risultati delle rilevazioni effettuate.

L'art. 9 ("Green corner") prevede che agli esercenti commerciali che attrezzano spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti sfusi o alla spina, alimentari e per l'igiene personale è riconosciuto, in via sperimentale, un contributo economico a fondo perduto pari alla spesa sostenuta e documentata per un importo massimo di euro 5.000,00, corrisposto secondo l'ordine di presentazione delle domande ammissibili, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, sino ad esaurimento delle predette risorse e a condizione che il contenitore offerto dall'esercente non sia monouso.

Infine, l'art. 10 riguarda "Disposizioni volte a velocizzare la pianificazione di emergenza per gli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti".
Va sottolineato come invece la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, inizialmente prevista nel "Decreto Clima", sarà invece contemplata nella legge di bilancio.

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cic bioplastiche

La recente evoluzione normativa sugli imballaggi e la diversa sensibilità ambientale di imprese e consumatori stanno provocando un costante incremento di rifiuti originati da manufatti in "plastica biodegradabile", definita dalla recente direttiva europea (UE) 2019/904 (cosiddetta "direttiva SUP" - Single Use Plastics) come "plastica in grado di subire una decomposizione fisica, biologica grazie alla quale finisce per decomporsi in biossido di carbonio (CO 2 ), biomassa e acqua, ed è, secondo le norme europee in materia di imballaggi, recuperabile mediante compostaggio e digestione anaerobica".

In questo contesto il Consorzio Italiano Compostatori, organizzazione che riunisce e rappresenta gli operatori del settore occupandosi di promuovere e valorizzare le attività di riciclo della frazione organica dei rifiuti, ha ritenuto opportuno esprimere la propria posizione su tale fenomeno e sulle implicazioni sulla filiera della produzione di compost e biometano, con un comunicato stampa.

Innanzitutto si cerca di fare chiarezza sui termini, indicando la preferenza per il termine di plastiche "compostabili", sulla base della norma tecnica di riferimento, la UNI EN 13432, più adatto a caratterizzare destinazione, ruolo e comportamento di questi materiali, rispetto ad altri termini a volte utilizzati quali "plastica biodegradabile" o "bioplastica", troppo generici e confusivi.
Nello specifico le plastiche compostabili, certificate secondo il citato standard, hanno caratteristiche tali da poter essere incorporate, in senso generale, nei processi di compostaggio industriale, convertendosi in acqua, anidride carbonica e compost.
Il CIC, da parte sua, nel 2006 ha creato un marchio (Compostabile CIC) il cui ottenimento prevede che la prova di disintegrabilità sia effettuata in scala reale, ossia in un impianto di compostaggio; questa prova garantisce dunque, una volta di più, la compatibilità dei manufatti compostabili con i sistemi industriali di compostaggio.

La rapida diffusione di manufatti monouso compostabili porterà alla determinazione di alcune sicure criticità che il CIC ritiene debbano essere debitamente governate al fine di evitare la possibilità che venga messa in crisi l'intera filiera del recupero dei rifiuti organi, che oggi garantisce la gestione di quasi 7.000.000 di tonnellate di rifiuti.

Le principali criticità individuate da CIC sono:

- la confusione che si genererà negli utenti dei servizi di raccolta differenziata, nonché negli operatori, derivante dalla compresenza sul mercato di manufatti, compostabili e quelli realizzati in materiali plastici convenzionali, con il rischio di un forte trascinamento di questi ultimi nella raccolta differenziata dei rifiuti organici, con un conseguente pesante decadimento della qualità della stessa;
- la presenza di "manufatti compostabili" che non siano certificati in base alla norma unificata UNI EN 13432, con conseguenze negative sulla filiera del recupero del rifiuto organico;
- in generale un significativo cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici che gli impianti devono trattare.


Il CIC si auspica conseguentemente che vengano messi in atto adeguamenti tecnici e procedurali per gestire al meglio questi cambiamenti; tali adeguamenti necessiteranno, oltre che di investimenti, anche di collaborazione tra tutti i rappresentanti della filiera (produttori dei manufatti, grande distribuzione, consumatori, amministratori pubblici, aziende di raccolta, impianti di riciclo).
Va peraltro segnalato che la necessità di separare in impianto i materiali non compostabili (MNC) comporti un fattore di "trascinamento" legato al fatto che queste impurità trascinano un quantitativo di sostanza organica pari sino a 3-4 volte il loro peso e questo già oggi comporti in alcuni impianti un decadimento importante dell'effettivo tasso di recupero dei rifiuti. La tendenza verso modalità di trattamento con, almeno in una prima fase, digestione anaerobica, acuisce il problema, perché anche le plastiche compostabili sono difficilmente degradabili alle condizioni fisico-chimiche del processo, in particolare se in presenza di impianti progettati con processi di tipo wet o semi-dry.

Alla luce delle preoccupazioni sopra esposte e in previsione dell'imminente recepimento (2021) della direttiva Europea SUP (Single Use Plastics), il CIC chiede al Governo e alle Istituzioni che:
- i manufatti compostabili abbiano una immediata e facile riconoscibilità attraverso l'apposizione di uno specifico simbolo che identifichi la filiera di recupero a cui devono essere avviati;
- si lavori sull'"ecodesign", di cui si parla spesso, per facilitare il recupero/riciclo di un manufatto immesso al consumo;
- vengano messe a disposizione le necessarie risorse per una capillare ed efficace informazione ai cittadini sulle novità provocate dalla Direttiva Europea;
- il rilascio del simbolo identificativo deve essere previsto all'interno di un percorso definito che garantisca almeno la presenza dei necessari requisiti di compatibilità con il sistema del compostaggio industriale, primo fra tutti la certificazione secondo lo standard europeo EN 13432, e che garantiscano la tracciabilità;
- vengano previste adeguate risorse per effettuare gli eventuali investimenti che gli impianti di compostaggio dovranno affrontare per far fronte al cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici prodotto dall'aumentata presenza dei nuovi manufatti compostabili.

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awassaavillanova

Il giorno 18 giugno, è stata organizzata una visita alle "casette del compostaggio collettivo" di VIllanova Canavese (TO) da parte del prof. Solomon Sota, biologo dell'Università di Awassa, in Etiopia. L'iniziativa è stata realizzata nell'ambito del progetto di cooperazione internazionale Awassa 100% Plastic, di cui l'ONG di Torino CIFA è capofila e la Città Metropolitana di Torino è partner. Il progetto ha la finalità di sperimentare nuove modalità di gestione dei rifiuti della città di Awassa (circa 300.000 abitanti), in particolare attraverso la realizzazione di una filiera per il riciclaggio delle bottiglie in PET (acqua minerale e bevande gassate) e di una per il riciclaggio dei rifiuti organici, attraverso modalità di compostaggio di prossimità.

Oltre all'installazione di Villanova, che costituisce una buona pratica di gestione in loco su piccola scala degli scarti organici, il dr Solomon, che è rimasto a Torino una settimana, ha visitato impianti di compostaggio e digestione anaerobica, il Museo A come Ambiente, l'IPLA, il Politecnico, Hydroaid (Scuola Internazionale dell'Acqua per lo Sviluppo) e visionato altre esperienze di gestione dei rifiuti.
Alla visita hanno partecipato amministratori del Comune di Villanova e del Consorzio CISA di Ciriè, nonché tecnici della Corintea, la società che supporta CIFA per gli aspetti tecnici riguardanti il progetto di Awassa e contemporaneamente svolge l'attività di assistenza tecnica sul progetto di compostaggio collettivo di Villanova.
In particolare sono stati illustratati al prof. Solomon Sota il contesto della gestione dei rifiuti urbani di Villanova, con l'adozione della raccolta porta a porta fin dal 2002 e la più recente applicazione della tariffa puntuale, i brillanti risultati raggiunti (oltre il 70% di raccolta differenziata nel 2018), i principi a cui si ispira il compostaggio collettivo, le modalità operative di gestione ed i primi risultati raggiunti.

Sono poi stati presentati gli strumenti di comunicazione utilizzati (pannelli, pieghevole ecc.), realizzati da Achab per conto di CISA, e le modalità adottate per incentivare i conferimenti. Va infatti evidenziato come per le utenze di Villanova vi sia la possibilità di gestire autonomamente i propri scarti organici, mediante l'autocompostaggio oppure di conferirli presso le casette del compostaggio collettivo, dove ogni accesso è registrato, mediante un dispositivo RFID. Nel caso in cui non si voglia aderire a nessuna di queste due opzioni allora viene effettuata la raccolta domiciliare dell'organico, che comporta il pagamento di un costo aggiuntivo (tariffa "on/off"), come corrispettivo per il servizio reso.
Sempre nell'ambito del progetto 100% Plastic è previsto nell'autunno l'arrivo a Torino di una delegazione di politici e tecnici della città di Awassa e molto probabilmente il sito di compostaggio di Villanova sarà ancora una delle mete del viaggio di studio...

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pannolini

Il 15 maggio 2019 il Ministro dell'ambiente ha firmato il decreto che adotta lo schema di regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) dei prodotti assorbenti per la persona (PAP).
L'obiettivo "win win" è recuperare e non mandare a incenerimento o discarica circa 900 mila tonnellate all'anno di rifiuti, sviluppando una tecnologia industriale italiana e creando nuovi posti di lavoro.

Il presupposto, indicato in premessa al provvedimento normativo, è che esiste un mercato per le plastiche eterogenee a base di poliolefine (miscela composta per almeno l'80% da poliolefine cioè polietilene e polipropilene), per il SAP (Super Absorbent Polymer, ossia poliacrilato di sodio) e per la cellulosa, in ragione del fatto che tali materiali risultano comunemente oggetto di transazioni commerciali e possiedono un effettivo valore economico di scambio, che sussistono scopi specifici per i quali tali materiali sono utilizzabili e che i medesimi rispettano la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti. Inoltre dall'istruttoria effettuata è emerso che le plastiche eterogenee a base di poliolefine, il SAP e la cellulosa, che soddisfano i requisiti tecnici di cui al decreto, non comportano impatti negativi complessivi sulla salute umana o sull'ambiente.

Il regolamento stabilisce i criteri generali (Verifiche sui rifiuti in ingresso, Prescrizioni relative al processo di recupero, Criteri sanitari e Piano dei controlli del processo di trattamento) ed i criteri specifici per cui le plastiche eterogenee a base di poliolefine, il SAP e la cellulosa derivanti dal recupero di rifiuti di prodotti assorbenti per la persona (PAP), cessano di essere qualificati come rifiuto ai sensi e per gli effetti dell'articolo 184 ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Tali materiali sono utilizzabili esclusivamente per i rispettivi scopi specifici elencati nell'Allegato 5 del Regolamento.
In particolare le plastiche eterogenee a base di poliolefine possono essere impiegate in processi di trasformazione manifatturiera o tal quali per i seguenti scopi specifici:
a. Manufatti plastici;
b. Materiali per il settore automobilistico;
c. Produzione di syngas (gas di sintesi) per applicazioni diverse dalla combustione.
Non è consentito l'utilizzo delle plastiche eterogenee a base di poliolefine per le attività di recupero ambientale e, in forma sciolta, per le applicazioni che prevedano il contatto diretto con il suolo adibito a coltivazioni agricole.

Il SAP può essere impiegato in processi di trasformazione manifatturiera o tal quale per la produzione di:
a. Prodotti assorbenti;
b. Produzione di syngas per applicazioni diverse dalla combustione.
La cellulosa può essere impiegata in processi di trasformazione manifatturiera per i seguenti scopi specifici:
a. Prodotti assorbenti;
b. Prodotti cartacei;
c. Chemical building blocks;
d. Prodotti per uso florovivaistico (cellulosa ad alto contenuto di SAP);
e. Prodotti tessili (cellulosa a basso contenuto di SAP);
f. Materiali per l'edilizia (cellulosa a basso contenuto di SAP);
g. Materiali per il settore siderurgico (cellulosa a basso contenuto di SAP);
h. Additivi (cellulosa a basso contenuto di SAP);
i. Prodotti per l'industria chimica (cellulosa a basso contenuto di SAP);
f. Produzione di syngas per applicazioni diverse dalla combustione.
Sono poi riportati nel regolamento i riferimenti normativi per le limitazioni all'utilizzo rispetto agli scopi specifici sopra riportati.

In Italia, nella provincia di Treviso (polo di trattamento dei rifiuti di Spresiano), si trova il primo impianto sperimentale di trattamento e riciclo dei PAP, in grado di riciclarli e trasformarli in nuovi oggetti come grucce, mollette, imballaggi industriali e nuovi materiali assorbenti. L'impianto, inaugurato nel marzo 2015 e realizzato nell'ambito del progetto Recall, co-finanziato dall'Unione Europea, è gestito dall'azienda di servizi ambientali Contarina ed è il frutto della tecnologia di Fater Smart, società parte del gruppo Fater Spa, la joint venture tra Procter & Gamble e gruppo Angelini che produce le linee Pampers, Lines e Tampax.
I prossimi decreti "end of waste" che stanno arrivando a conclusione, dopo vari passaggi istituzionali, che comprendono anche la valutazione presso la Commissione Europea, sono quelli relativi al recupero degli pneumatici, di carta e cartone, delle plastiche miste e dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

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temperatura Villanova

Vi ricordate la nostra "news" di qualche mese fa in merito al compostaggio collettivo di prossimità inaugurato a Villanova Canavese, un comune di poco più di 1.200 abitanti localizzato ai piedi dei rilievi montuosi torinesi delle Valli di Lanzo ed appartenente al Consorzio CISA di Ciriè? Ebbene, ci sono già i primi risultati...

Il connotato rurale e lo sviluppo urbanistico orizzontale di Villanova avevano indotto l'amministrazione comunale e il Consorzio a privilegiare la gestione in loco della frazione organica, piuttosto del classico ricorso alla raccolta differenziata e del successivo avvio al compostaggio industriale. Quindi è stato promosso negli anni l'autocompostaggio, oggi praticato da circa il 40% delle utenze domestiche, ed è stato poi integrato dal compostaggio collettivo, in modo da rendere residuale la richiesta, da parte degli utenti, del servizio di raccolta differenziata dell'organico. L'opzione di non differenziare il rifiuto organico non è contemplata, così come stabilito dal Regolamento Comunale di gestione dei rifiuti!

La raccolta dei rifiuti urbani viene effettuata con modalità porta a porta (fin dal 2002) ed è stata introdotta nel 2018 la tariffazione puntuale (campagna di comunicazione curata da Achab Group). Questa viene applicata tenendo conto della volumetria conferita di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) e della frazione organica e ciò stimola il ricorso all'autocompostaggio o al compostaggio collettivo, per il quale l'adozione di un dispositivo di accesso controllato consente di tracciare e monitorare gli accessi da parte degli utenti.
In analogia a quanto previsto per l'autocompostaggio, chi partecipa al progetto di compostaggio collettivo restituisce il mastello per la raccolta dell'organico e ovviamente si impegna a conferire regolarmente questo rifiuto nelle casette. Il Comune e CISA attuano e attueranno un sistema di controllo, basato sia sulle verifiche degli accessi, sia su sopralluoghi presso le utenze, come previsto dal modulo di adesione sottoscritto.

Ma veniamo ai dati. Il sito del compostaggio collettivo è costantemente monitorato da un volontario individuato dal Comune, il quale controlla periodicamente la correttezza dei conferimenti e garantisce l'aggiunta agli scarti di cucina del materiale legnoso "strutturante". Durante i periodici sopralluoghi di un tecnico della società Corintea, che svolge il compito di supervisionare l'iniziativa e garantire i rivoltamenti, sono state evidenziate una buona qualità del materiale conferito e la correttezza dello svolgimento del processo di trasformazione degli scarti in compost, ossia in un terriccio fertilizzante. Un indicatore particolarmente interessante che è stato rilevato è quello della temperatura della massa di rifiuti organici (che ha superato i 60°C), il che denota una buona attività dei microrganismi a cui si deve il compostaggio.
All'inizio dell'estate sarà ottenuto così il primo compost, distribuito agli utenti o utilizzato dal Comune su proprie aree verdi. 
Le famiglie che si sono impegnate a partecipare a questa iniziativa sono attualmente 90, ma non tutte hanno iniziato i conferimenti. Il numero degli accessi medi giornalieri nei primi mesi del 2019 è risultato pari a circa 8,5. La stima delle quantità di scarti di cucina trattati è di oltre 500 kg al mese. Si tratta di un rifiuto che in alternativa sarebbe stato raccolto e trasportato in un impianto posto a 65 km di distanza, e conseguente si è ottenuto un risparmio di emissioni di CO2 ed altri inquinanti.

Il Consorzio CISA ritiene, infine, che questo modello possa essere esteso ad altri piccoli Comuni o semplici nuclei abitati decentrati del proprio territorio.

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La Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (c.d. "Legge di Bilancio 2019") introduce alcune novità finalizzate all'incremento del riciclaggio degli imballaggi in plastica, all'uso di imballaggi biodegradabili e compostabili ed alla riduzione dei prodotti in plastica monouso, evidenziando di fatto un tema molto sentito nell'opinione pubblica.

In particolare sono da citare alcuni passaggi interessanti.

Il comma 73 prevede che, al fine di incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e di ridurre l'impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio, a tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell'alluminio è riconosciuto, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, un credito d'imposta nella misura del 36% delle spese sostenute e documentate per i predetti acquisti.

Il comma 802 prevede invece che, ai fini, tra le altre cose, di prevenire la produzione di rifiuti da prodotti di plastica monouso e di quella dei materiali di origine fossile e l'abbandono, i produttori, su base volontaria e in via sperimentale dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2023:
a) adottano modelli di raccolta differenziata e di riciclo di stoviglie in plastica da fonte fossile con percentuali crescenti di reintroduzione delle materie prime seconde nel ciclo produttivo;
b) producono, impiegano e avviano a compostaggio stoviglie fabbricate con biopolimeri di origine vegetale;
c) utilizzano entro il 31 dicembre 2023 biopolimeri, con particolare attenzione alle fonti di approvvigionamento nazionale, in modo massivo e in alternativa alle plastiche di fonte fossile per la produzione di stoviglie monouso.

Per le finalità e gli obiettivi di cui sopra i produttori promuovono:
a) la raccolta delle informazioni necessarie alla messa a punto di materie prime, processi e prodotti ecocompatibili e la raccolta dei dati per la costruzione di Life Cycle Assessment certificabili;
b) l'elaborazione di standard qualitativi delle materie prime e degli additivi impiegabili in fase di produzione e la determinazione delle prestazioni minime del prodotto;
c) lo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclo dei prodotti in plastica monouso;
d) l'informazione sui sistemi di restituzione dei prodotti in plastica monouso usati da parte del consumatore.
Le informazioni riguardano in particolare:
* i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
* il ruolo degli utenti di prodotti di plastica monouso e dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di recupero e di riciclaggio dei prodotti di plastica monouso e dei rifiuti di imballaggio;
* il significato dei marchi apposti sui prodotti di plastica monouso.

Si sottolinea come questi provvedimenti seguano quanto previsto a suo tempo nella Legge di Bilancio 2018, con il bando dei cotton fioc di plastica non compostabile dal 1°gennaio 2019, a cui seguirà, il 1° gennaio 2020, quello dei prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche.
Infine l'aspetto economico: la legge di Bilancio 2019 preveda (Tabella D – Bilancio per Azioni), nell'ambito del capitolo di spesa "Prevenzione e gestione dei rifiuti, prevenzione degli inquinamenti", un importo pari a € 38.038.735 per il 2019, € 37.838.785 per il 2020 e € 32.838.735 per il 2021.

Questi provvedimenti, in prospettiva potrebbero essere oggetto di rettifica in fase di recepimento della nuovissima Direttiva sui prodotti di plastica monouso approvata dal Parlamento Europeo il 27 marzo 2019. 

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cosenza forum

Si è concluso lo scorso 29 gennaio, con l'Ecoforum Rifiuti di Cosenza, in Calabria, il ciclo di edizioni Regionali di "Comuni Ricicloni". Un'edizione che ha accentuato l'attenzione sulla nuova categoria "Comuni Rifiuti Free" (introdotta nel 2016), riservata ai Comuni che hanno un residuo secco non riciclabile inferiore a 75 kg/abitante all'anno, che va ad integrare il dato storico di percentuale di raccolta differenziata delle varie frazioni.

In Lombardia sono ben 299 i Comuni classificati Rifiuti Free (erano 258 nell'Edizione 2017, dati 2016). Nella collocazione la provincia di Mantova è prima con ben 59 comuni, seguita da Bergamo e Brescia entrambe con 49, Cremona con 47, Milano con 36, Varese con 35 e Monza Brianza con 16. Sono quasi tutte realtà con una % di RD superiore all'80%, frutto di un'ottima interazione tra Comuni, Gestori e gli utenti: performance di questo tipo non si ottengono per caso!
Il sistema regionale lombardo di gestione dei rifiuti urbani ha quindi di fatto quasi eliminato il ricorso alla discarica, completando un costante percorso virtuoso iniziato dopo l'emergenza del 1995 a Milano.Tra le novità vale la pena citare il "prepotente" ingresso dei comuni della "Convenzione Rifiuti di Sesto Calende", che contribuisce con 19 dei 35 Comuni Rifiuti Free della provincia di Varese. La Convenzione Rifiuti di Sesto Calende è una convenzione intercomunale per lo sviluppo di un sistema coordinato di gestione dei rifiuti in un bacino di 32 comuni per complessivi 126.000 abitanti. Essa rappresenta un esempio virtuoso di governance "leggera" dei rifiuti, dove i Comuni, indipendentemente da obblighi di legge specifici, hanno scelto la gestione associata dei rifiuti e l'hanno praticata in modo efficace.

In Puglia e in Calabria, sul lato delle percentuali di raccolta differenziata, si conferma il trend di crescita, appunto, di Comuni e percentuali di raccolta. Nella categoria Rifiuti Free, invece, si muovono i primi passi: in Calabria, sono 23 i Comuni che si possono fregiare di tale titolo, in crescita rispetto ai 14 del 2017. Quattro, invece, i Comuni pugliesi che hanno ottenuto l'etichetta. Pesa, in particolare, al Sud la problematica impianti.
L'indicatore "Rifiuti free", associato a quello della percentuale di raccolta, consente di comprendere meglio la reale "virtuosità" del contesto comunale, ampliando il livello di analisi. Una novità introdotta recentemente molto interessante dunque, destinata, si spera, ad aumentare la sensibilità dei Comuni anche sul tema prevenzione e riduzione.

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cittadinanzattiva

E' stato pubblicato il Dossier rifiuti 2018 dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. Il documento, nell'ambito di un'analisi introduttiva del contesto europeo e nazionale in tema di rifiuti, cita alcuni interessanti elementi tratti dal rapporto "Raccolta differenziata dei rifiuti: comportamenti e soddisfazione dei cittadini e politiche nelle città", ISTAT luglio 2018.

In particolare per migliorare in termini quantitativi e qualitativi la partecipazione alla raccolta differenziata, il 93,4% delle famiglie vorrebbe maggiori informazioni su come separare i rifiuti; il 93,3% centri di riciclo e compostaggio più numerosi e efficienti; l'83,3% detrazioni e/o agevolazioni fiscali o tariffarie, il 72,4% maggiori garanzie che i rifiuti raccolti separatamente vengano effettivamente recuperati/riciclati, il 64,3% obbligo legale/multe per chi non effettua la raccolta differenziata, il 56,1% disponibilità di appositi contenitori nelle vicinanza dell'abitazione, il 48,8% maggiore informazioni su dove separare i rifiuti, il 47,2% la raccolta a domicilio (porta a porta).

Nella stessa indagine dell'ISTAT è riportato il risultato di un interessante censimento delle politiche adottate dai comuni capoluoghi di provincia o di città metropolitana per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti urbani: nel 75% dei casi sono state adottate agevolazioni per il compostaggio domestico, nel 62% buone pratiche in uffici, scuole e nidi comunali, nel 57% campagne di sensibilizzazione e promozione della prevenzione, nel 54% approvvigionamento di acqua potabile di qualità in spazi pubblici, nel 42% mercatini dell'usato, punti di scambio, centri per il riuso, nel 30% uso di stoviglie biodegradabili/lavabili in sagre/eventi temporanei, nel 25% sconti a utenze non domestiche che applicano prevenzione e riduzione, nel 21% convenzioni/accordi con la grande distribuzione, nel 16% centri di riparazione e/o preparazione al riutilizzo, nell'11% distribuzione o agevolazioni per l'acquisto di pannolini lavabili.

L'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha condotto per la undicesima annualità un'indagine sulle tariffe che i cittadini devono sostenere per la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e assimilati nel corso dell'anno corrente.
L'indagine ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia italiani e ha preso come riferimento una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri. I costi rilevati sono comprensivi di IVA (ove applicata) e di addizionali provinciali.
Nel 2018 la famiglia tipo ha pagato mediamente € 302 annuali, con una variazione trascurabile dello 0,5% rispetto all'anno precedente. La regione più economica, come per la scorsa annualità è stata il Trentino Alto Adige, con una tariffa media di € 188, in diminuzione del 4,5% rispetto al 2017. Si riconferma come regione più costosa la Campania, con 422 € di media (+1,0%).
La tariffa media più economica per area geografica si è riscontrata al Nord, dove si sono spesi 256 euro, in confronto ai 301 del Centro Italia e ai 357 del Sud. Seppur con qualche variazione si è riconfermato l'ordine dell'anno precedente. Le dieci città più costose, con una spesa annua che ha superato i 400 euro, sono tutte collocate al Sud. La più cara è risultata Trapani (571 euro), con un aumento del 49% rispetto all'anno passato. La città più economica è invece stata ancora Belluno, con una tariffa di € 153. In questo caso le uniche città del Sud tra quelle che si sono caratterizzate per una spesa annua più contenuta sono state Vibo Valenzia e Isernia.

I valori dei costi non sono correlati ai sistemi di gestione ed alle "performance ambientali" delle varie città, ma presentati come semplice dato oggettivo.
Secondo l'Istat (nel citato studio Raccolta differenziata dei rifiuti: comportamenti e soddisfazione dei cittadini e politiche nelle città, ISTAT luglio 2018) il 69,9% delle famiglie ritiene elevato il costo per la raccolta dei rifiuti, il 25,6% lo definisce adeguato, solo lo 0,7% basso. I meno soddisfatti sono gli abitanti del Sud e delle Isole, soprattutto della Sicilia. E' interessante sottolineare come questa percezione vari relativamente poco nelle singole realtà regionali, anche in quelle dove effettivamente i costi sono abbastanza contenuti. Si conferma la sensazione, nota agli addetti ai lavori, che anche nei casi più virtuosi, gli utenti non abbiano ben presente quale sia la complessità della filiera dei rifiuti urbani ed il "lavoro" sotteso ad una gestione corretta.
La ricerca, che riporta poi in appendice gli stessi dati disaggregati a livello regionale, è disponibile online, gratuitamente previa registrazione, sul sito www.cittadinanzattiva.it

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Villanova casette 5

Il Consorzio CISA di Ciriè (TO) ha avviato negli ultimi anni alcune iniziative di compostaggio collettivo, con casette in legno, nel territorio montano delle Valli di Lanzo, applicando, per primo in Piemonte, le nuove procedure autorizzative semplificate introdotte dal c.d. "Collegato Ambientale" del 2016.

Villanova Canavese è un piccolo Comune rurale dell'area pedemontana, avente un popolazione di 1.140 abitanti. E' stato uno dei primi Comuni della provincia di Torino a passare alla raccolta porta a porta "secco-umido" nel 2002.
Con il passaggio alla tariffazione puntuale nel 2018, il Consorzio CISA, in accordo con il Comune, ha voluto premere l'acceleratore non solo sul recupero e riciclaggio dei rifiuti, ma anche sulla prevenzione e la "gestione in loco", in particolare della frazione organica.
Pertanto, oltre a proseguire la promozione dell'autocompostaggio, avviata da tempo e favorita dalla presenza di molti stabili uni e bifamiliari con annessa area verde, si è deciso di realizzare un'iniziativa di compostaggio collettivo, rivolta a coloro che non possono praticare l'autocompostaggio, rendendo la raccolta dell'umido un servizio residuale, rivolto alle utenze non domestiche specifiche (ristoranti, rivendite di ortofrutta ecc.) ed a quelle domestiche che decidono di richiedere espressamente questo servizio.

La nuova postazione di compostaggio collettivo, costituita da due casette in legno ("chalet") aventi capacità complessiva di circa 5 metri cubi, è stata inaugurata recentemente (novembre 2018). L'assistenza tecnica, in fase progettuale e gestionale, è fornita dalla Corintea di Torino, mentre i materiali di informazione e comunicazione sono stati predisposti da Achab Group.

Il sistema di gestione dei rifiuti urbani a Villanova C.se è supportato da specifici meccanismi di misurazione e di incentivazione tariffaria:
* misurazione della quantità di rifiuti indifferenziati conferiti, attraverso l'identificazione dei contenitori assegnati a ciascuna utenza e la registrazione del numero degli svuotamenti;
* misurazione della quantità di rifiuti organici "umidi" conferiti, attraverso l'identificazione dei contenitori assegnati a ciascuna utenza e la registrazione del numero degli svuotamenti;
* misurazione degli accessi da parte delle utenze che si impegnano a conferire i propri rifiuti di cucina nelle compostiere collettive (con dichiarazione sostitutiva di atto notorio), mediante conteggio delle aperture di un cancelletto metallico, con chiave elettronica;
* verifica periodica, mediante sopralluogo, presso le utenze che si impegnano (con dichiarazione sostitutiva di atto notorio) a praticare l'autocompostaggio;
* calcolo della parte variabile della tariffa basato sulla volumetria/quantità di rifiuto indifferenziato conferito (con volumetria annuale "minima") e costo aggiuntivo per il servizio di raccolta differenziata dell'umido.

Con questa strategia il Consorzio ed il Comune intendono limitare l'impatto economico ed ambientale della gestione della frazione organica dei rifiuti, riducendo la domanda di questo servizio e conseguentemente i tempi di percorrenza degli autocarri ed i costi dell'avvio a recupero.
Si tratta di un modello esportabile in tutto il territorio maggiormente a carattere rurale del Consorzio CISA, in particolare nelle aree pedemontane e nelle vallate alpine.

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chalet

Il D. Lgs. 152/06, con le modifiche introdotte dagli articoli 37 e 38 del cosiddetto "Collegato Ambientale" (Legge n. 221 del 28 dicembre 2015) prevede delle procedure semplificate per l'autorizzazione all'esercizio di impianti di compostaggio di prossimità e di comunità.

In Piemonte è stato completato l'iter autorizzativo per una prima installazione gestita dal Consorzio CISA di Ciriè (TO), per conto del Comune di Lemie, mentre è in dirittura finale quello relativo ad una seconda installazione nel Comune di Chialamberto, entrambi localizzati nelle Valli di Lanzo.
Si tratta in tutti e due i casi di "chalet del compostaggio", ossia compostatori statici in legno, realizzati ed installati prima delle norme del Collegato Ambientale, nell'ambito di un progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-FranciaI compostatori sono alimentati da scarti di cucina conferiti direttamente da una serie di utenze localizzate in loro prossimità. La gestione è effettuata da persone individuate dai rispettivi Comuni e coadiuvate da tecnici della Corintea di Torino. I materiali di informazione e comunicazione (pannelli e pieghevole) sono stati predisposti da Achab Group.

La procedura utilizzata per l'autorizzazione è stata quella dell'art. 37 del Collegato Ambientale, che è diventato il comma 7 bis dell'art. 214 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. Sono stati pertanto, in entrambi i casi dei due Comuni in oggetto, predisposti da CISA una scheda tecnica dell'installazione ed un regolamento di gestione dell'impianto e trasmessi all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA), per l'acquisizione del relativo parere. In seguito all'ottenimento di parere positivo da parte dell'ARPA, trattandosi di un intervento pubblico, a titolarità degli stessi Comuni, la denuncia di inizio di attività ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, prevista dall'articolo del D. Lgs. 152/06 in oggetto, è stata effettuata con l'approvazione del progetto da parte del competente organo amministrativo dei Comuni.

Il Consorzio CISA di Ciriè ha proseguito la propria strategia di diffusione di piccole installazioni di compostaggio collettivo, principalmente in ambito rurale, al fine di una gestione in loco della frazione organica attraverso l'integrazione tra questa modalità e l'autocompostaggio. In questo momento l'iter autorizzativo è avviato per altre 3 installazioni.

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kamikatsu

Recentemente i media internazionali hanno raccontato l'esperienza di Kamikatsu, comune rurale situato sull'isola di Shikoku, nel sud-ovest del Giappone, tra montagne e risaie, con 1.700 abitanti. Dal 2003, questo comune ha avviato la sfida verso i rifiuti zero entro il 2020, anno dei giochi olimpici a Tokyo.

Presso le famiglie di Kamikatsu la differenziazione non è una parola vuota, ci sono contenitori ovunque, poiché vengono selezionate in totale 45 categorie di rifiuti! Ad esempio una semplice bottiglia in plastica viene suddivisa nei 3 elementi, etichetta, tappo e bottiglia stessa, da risciacquare prima di conferirla, il cartone rigido viene separato da quello cartone morbido, il vetro bianco da quello colorato, l'acciaio dall'alluminio.
La raccolta avviene esclusivamente attraverso il conferimento al centro di raccolta, aperto anche la domenica, dove quindi le famiglie si recano frequentemente, e che conseguentemente è diventato un luogo di incontro e socializzazione. Molti residenti sono anziani e non guidano più, per loro vi è un servizio pubblico di raccolta, con frequenza mensile, rafforzato da personale volontario.
L'autocompostaggio è la norma in questo villaggio, anche con macchine compostatrici fornite dal Comune.
Fino agli anni 2000 lo smaltimento era effettuato con la modalità più diffusa in Giappone, ossia l'incenerimento. I risultati attuali sono di una differenziazione di oltre l'80% dei rifiuti prodotti e solo il resto viene incenerito, non più a Kamikatsu, ma in un'altra città.

Viene inoltre promosso il riuso: a lato del centro di raccolta è possibile depositare gli oggetti ed i vestiti che non si usano più e di prenderli gratuitamente da parte di chi ne ha bisogno. Delle 13 tonnellate di oggetti lasciati all'anno, 11 sono stati riutilizzati.
Si sono inoltre sviluppate attività artigianali che impiegano materiali di scarto, quali ad esempio orsacchiotti realizzati con vecchi kimono.
I comportamenti virtuosi sono seguiti anche dalle attività non domestiche. I ristoranti ad esempio utilizzano prevalentemente prodotti locali, non usano tovaglie di carta, forniscono scontrini digitali.

Sicuramente un'esperienza interessante in un contesto particolare, che dimostra innanzitutto quanto sia importante la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini. Anche nelle nostre realtà abbiamo esperienze estremamente virtuose, magari un po' meno spostate sul contributo dei cittadini, ma con una quota importante di servizi di raccolta garantiti. In quanto alle frazioni da selezionare, guarda caso il decreto che disciplina la gestione dei centri di raccolta elenca 45 codici CER...

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cisa compost2

Il decreto del Ministero dell'Ambiente del 26/05/16, che aveva finalmente introdotto le linee guida per un metodo di calcolo della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati, omogeneo a livello nazionale, prevedeva. nel calcolo anche la possibilità del contributo dell'autocompostaggio, oltre che del compostaggio di prossimità e di comunità, purché fosse garantita la tracciabilità ed il controllo.

Le Regioni hanno progressivamente recepito tali indicazioni; in particolare la Regione Piemonte con D.G.R. n. 15-5870 del 3/11/17 ha adeguato il proprio metodo di calcolo, stabilendo quindi l'inserimento nel calcolo della raccolta differenziata dei quantitativi di rifiuti organici sottoposti a compostaggio domestico, di prossimità e di comunità e l' applicazione dal 1 gennaio 2017.
Da tali provvedimenti ne consegue che il monitorare l'autocompostaggio non è solo opportuno al fine dell'individuazione di utenti scorretti che usufruiscono di sconti sulla TARI non dovuti, con il conseguente danno economico per i Comuni e gli altri cittadini, ma è anche uno strumento per migliorare uno degli indicatori ambientali più rilevanti, anche sotto il profilo mediatico, quale la percentuale di raccolta differenziata.

Il Consorzio CISA di Ciriè ha avviato, grazie ad un contributo della Regione Piemonte, un programma molto intenso di verifiche presso le utenze, condotto alla fine del 2017, che ha visto l'effettuazione di sopralluoghi presso 1800 utenze, per lo più domestiche.
I risultati di questa iniziativa sono stati presentati nell'ambito di un convegno tenutosi a Ciriè a Febbraio, dal titolo "Le buone pratiche danno sempre buoni frutti", alla presenza dell'Assessore Regionale all'Ambiente, Alberto Valmaggia, nel quale sono state presentate le più recenti iniziative portate avanti dal Consorzio in tema di prevenzione e gestione dei rifiuti.
Il progetto sul compostaggio realizzato da CISA ha riguardato 14 Comuni in cui la raccolta dei rifiuti urbani avviene con modalità porta a porta ed è presente la raccolta dell'umido e le attività realizzate sono state:
* incontri con amministratori e tecnici dei Comuni coinvolti
* redazione del Regolamento tipo per l'istituzione dell'Albo Compostatori secondo le nuove regole
* campagna di comunicazione
* corsi per i cittadini
* sopralluoghi presso le utenze.
* attività e risultati presentati
L'attività di monitoraggio è stata effettuata da tecnici della società Corintea ed è consistita nella rilevazione di una serie di dati ed informazioni di tipo anagrafico, di carattere tecnico «obbligatorie» per l'Albo Compostatori (secondo le specifiche fissate dalla Regione Piemonte) oppure complementari utili a comprendere come viene affrontato e gestito il compostaggio, del gradimento da parte delle utenze ed infine dell'esito delle verifiche.
Le informazioni raccolte sono state registrate su "cloud" (modulo Google), attraverso l'uso di tablet. Normalmente, al fine di ottenere l'accesso alle aree private, i tecnici sono stati accompagnati da personale, amministratori o altre figure dei Comuni, conosciute dagli utenti.

Complessivamente sono state effettuate 1.783 verifiche a buon fine presso le utenze domestiche e qualche utenza non domestica.
In estrema sintesi, tra i dati rilevati su segnala:
* il 90% delle utenze verificate effettua correttamente l'autocompostaggio e non conferisce la frazione organica nei circuiti di raccolta dei rifiuti, differenziati o non
* una quota del 5% ha importanti lacune, ma sostanzialmente è "recuperabile" e quindi l'iscrizione all'Albo è stata confermata ma verrà effettuata una nuova verifica nei prossimi mesi
* il 5% non pratica l'autocompostaggio e deve essere depennata dall'Albo; nella maggior parte dei casi questi utenti dopo aver iniziato a compostare hanno poi abbandonato la pratica senza preoccuparsi di segnalarlo
* l'età delle persone che praticano l'autocompostaggio è risultata (come peraltro già noto) tendenzialmente elevata, con una larga maggioranza di persone oltre i 65 anni e solo il 6% con meno di 45 anni
* solo il 13% degli utenti compostatori ha seguito i corsi realizzati dal Consorzio, nonostante ogni anno ne vengano proposti e realizzati parecchi
* la compostiera in plastica fornita a prezzo agevolato dal Consorzio viene usata solo in poco più di 1/3 dei casi, mentre è prevalente l'uso di modalità alternative (cumulo, buca) od una compostiera acquistata autonomamente o costruita "fai da te"
* tutti coloro che effettivamente praticano il compostaggio, con rarissime eccezioni, sono soddisfatti di questa pratica.
Le conclusioni tratte nel contesto specifico dei 14 Comuni del Consorzio CISA sono che il compostaggio si conferma una pratica non difficile, che normalmente appassiona e lascia soddisfatti gli utenti, ma che oggi coinvolge per lo più fasce di popolazione anziana. Le modalità adottate indicano che la pratica riguarda per lo più famiglie con forte connotazione culturale rurale, l'approccio è prevalentemente empirico, la conoscenza dei principi tecnici del processo è abbastanza limitata.

Tra i suggerimenti che si possono ricavare si sottolineano:
* vanno creati nuovi strumenti e nuovi «linguaggi» per diffondere il compostaggio presso famiglie più giovani e famiglie di estrazione urbana
* l'incentivazione economica deve riguardare anche le utenze non domestiche (agriturismi, ristoranti che compostano)
* è opportuno, nel caso di adozione della tariffazione puntuale, soprattutto in contesti rurali, il passaggio dalla riduzione del prelievo, per chi pratica l'autocompostaggio, alla quantificazione dell'effettivo servizio reso. Tale approccio è in effetti applicato da quest'anno in un comune di CISA.

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rifiuti misti

La legge 27 dicembre 2017, n. 205 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020" ha conferito all'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) la regolazione anche del settore rifiuti, con specifici compiti da esercitare con gli stessi poteri e quadro di principi finora applicati negli altri settori già di competenza dell'Autorità (elettricità, gas, sistema idrico integrato e teleriscaldamento), come fissati dalla propria legge istitutiva, Legge 14 novembre 1995, n. 481 "Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità".

La nuova agenzia ha assunto la denominazione di ARERA - Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

Il comma 527 della legge di Bilancio, al fine di migliorare il sistema di regolazione del ciclo dei rifiuti, anche differenziati, urbani e assimilati, individua le seguenti funzioni di regolazione e controllo:
a) emanazione di direttive per la separazione contabile e amministrativa della gestione, la valutazione dei costi delle singole prestazioni, anche ai fini della corretta disaggregazione per funzioni, per area geografica e per categorie di utenze, e definizione di indici di valutazione dell'efficienza e dell'economicità delle gestioni a fronte dei servizi resi;
b) definizione dei livelli di qualità dei servizi, sentiti le regioni, i gestori e le associazioni dei consumatori, nonché vigilanza sulle modalità di erogazione dei servizi;
c) diffusione della conoscenza e della trasparenza delle condizioni di svolgimento dei servizi a beneficio dell'utenza;
d) tutela dei diritti degli utenti, anche tramite la valutazione di reclami, istanze e segnalazioni presentati dagli utenti e dai consumatori, singoli o associati;
e) definizione di schemi tipo dei contratti di servizio di cui all'articolo 203 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
f) predisposizione ed aggiornamento del metodo tariffario per la determinazione dei corrispettivi del servizio integrato dei rifiuti e dei singoli servizi che costituiscono attività di gestione, a copertura dei costi di esercizio e di investimento, compresa la remunerazione dei capitali, sulla base della valutazione dei costi efficienti e del principio « chi inquina paga »;
g) fissazione dei criteri per la definizione delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento;
h) approvazione delle tariffe definite, ai sensi della legislazione vigente, dall'ente di governo dell'ambito territoriale ottimale per il servizio integrato e dai gestori degli impianti di trattamento;
i) verifica della corretta redazione dei piani di ambito esprimendo osservazioni e rilievi;
l) formulazione di proposte relativamente alle attività comprese nel sistema integrato di gestione dei rifiuti da assoggettare a regime di concessione o autorizzazione in relazione alle condizioni di concorrenza dei mercati;
m) formulazione di proposte di revisione della disciplina vigente, segnalandone altresi i casi di gravi inadempienze e di non corretta applicazione;
n) predisposizione di una relazione annuale alle Camere sull'attività svolta.

L'Autorità è un organo collegiale costituito dal Presidente e da quattro membri nominati con decreto del Presidente della Repubblica. La procedura di nomina prevede il parere vincolante, a maggioranza dei 2/3 dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti, sui nomi proposti dal Ministro dello Sviluppo economico d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e approvati dal Consiglio dei Ministri. Questa procedura garantisce altissimo quorum di gradimento parlamentare, di fatto bipartisan.
I Componenti restano in carica 7 anni e nel corso del mandato, si applica loro un regime di incompatibilità con altre attività lavorative. Per i successivi due anni dalla cessazione dell'incarico i Componenti non possono intrattenere alcun rapporto di collaborazione, di consulenza o di impiego con le imprese operanti nei settori di competenza.
Le risorse per il funzionamento dell'Autorità non provengono dal bilancio dello Stato ma da un contributo sui ricavi degli operatori regolati.

Dopo l'attribuzione di queste nuove competenze sono stati avviati i primi interventi organizzativi e gestionali per far fronte al nuovo incarico, tra cui la creazione della direzione Ciclo dei Rifiuti Urbani ed assimilati.

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Il 28 dicembre 2017 è stata approvata la nuova Legge Regionale del Piemonte "Norme in materia di gestione dei rifiuti e servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e modifiche alle leggi regionali 26 aprile 2000, n. 44 e 24 maggio 2012, n. 7".

Con questa legge la Regione Piemonte disciplina:
a) gli strumenti della pianificazione regionale;
b) l'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, in attuazione della normativa nazionale di settore e secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza, nonché di leale collaborazione tra gli enti locali;
c) l'organizzazione della gestione dei rifiuti speciali;
d) il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, nonché per lo smaltimento dei rifiuti tal quali in impianti di incenerimento senza recupero di energia;
e) il sistema sanzionatorio in materia di produzione dei rifiuti e di tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, nonché per lo smaltimento dei rifiuti tal quali in impianti di incenerimento senza recupero di energia.

Per quanto riguarda gli obiettivi e le finalità, oltre a recepire i principi dell'economia circolare e della gerarchia della gestione dei rifiuti (art. 179, comma 1 del D. Lgs. 152/06), ulteriormente dettagliati nell'articolato del provvedimento, vengono fissati una serie di principi:
a) le frazioni raccolte in maniera differenziata sono conferite ad impianti che ne favoriscono la massima valorizzazione in termini economici e ambientali in coerenza con il principio di prossimità, privilegiando il recupero di materia a quello di energia;
b) sono incentivati l'autocompostaggio e il compostaggio di comunità, a partire dalle utenze site in zone agricole o a bassa densità abitativa e, in generale, il comportamento virtuoso della cittadinanza nel differenziare i rifiuti;
c) sono incentivati lo scambio, la commercializzazione o la cessione gratuita di beni usati o loro componenti presso i centri del riuso o in aree appositamente allestite nei centri di raccolta per rifiuti urbani ai fini del loro riutilizzo;
d) la tariffazione puntuale è strumento fondamentale e da privilegiare per la responsabilizzazione della cittadinanza e delle imprese al fine della riduzione della produzione dei rifiuti e di sostegno al miglioramento della qualità dei rifiuti raccolti in modo differenziato.

La Regione Piemonte persegue l'obiettivo di raggiungere:
a) entro l'anno 2018 la produzione di un quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato non superiore a 190 chilogrammi ad abitante;
b) entro l'anno 2020 la produzione di un quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato non superiore a 159 chilogrammi ad abitante.

L'aspetto più rilevante è la riorganizzazione della "governance". Ai fini dell'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani il territorio della regione viene suddiviso in:
* un ambito territoriale ottimale regionale per le funzioni inerenti alla realizzazione e alla gestione degli impianti a tecnologia complessa, compreso il trattamento del rifiuto organico;
* in ambiti di area vasta, coincidenti con il territorio della Città di Torino, di ciascuna delle province e della Città metropolitana di Torino, con l'esclusione del territorio della Città di Torino, articolate e organizzate per aree territoriali omogenee, per le funzioni inerenti alla prevenzione della produzione dei rifiuti urbani, alla riduzione, alla raccolta differenziata, al trasporto e all'avvio a specifico trattamento delle raccolte differenziate, ad esclusione del rifiuto organico, alla raccolta e al trasporto dei rifiuti urbani residuali indifferenziati e alle strutture a servizio della raccolta differenziata".
Sono poi dettagliate le funzioni di organizzazione e controllo diretto del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani al livello dell'area vasta, che sono esercitate dai Comuni attraverso consorzi, denominati consorzi di area vasta. Si passerà quindi dagli attuali 21 Consorzi di bacino ai 9 nuovi Consorzi di area vasta.
Le funzioni dell'ambito regionale sono invece esercitate attraverso un'apposita conferenza d'ambito. Quindi per la gestione degli impianti le attuali 8 Autorità Territoriali Ottimali provinciali (ATO) vengono sostituite da un'unica autorità di dimensione regionale.

La legge, oltre a stabilire alcune disposizione per la gestione dei rifiuti speciali, disciplina il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, e provvede a ricondurre in capo alla Regione le competenze relative alla riscossione dello stesso.

Sono poi stabilite sanzioni in materia di produzione dei rifiuti, da applicare in caso di mancato raggiungimento, a livello di ambito di area vasta, degli obiettivi di produzione del quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato stabiliti. Si tratta di importi che vanno da 0,05 a 0,30 Euro ad abitante. Non costituiscono di per sé una leva determinante, ma stabiliscono un principio importante.

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La riduzione della Tassa Rifiuti per un albergo per continuata disfunzione nel servizio di raccolta è un obbligo di legge indipendente da una responsabilità del Comune nella mancata raccolta rifiuti.

La Sezione civile della Corte di Cassazione nell'ordinanza 27 settembre 2017, n. 22531 ha fissato un importante principio in materia di riduzione della Tarsu (articolo 59 del D.Lgs. 507/1993) valido anche in materia di TARI, la nuova tassa rifiuti in vigore dal 1° gennaio 2014 (introdotta dall'articolo 1, comma 639 della Legge 147/2013, la "Legge di Stabilità 2014).

I Giudici della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso di un albergo di Napoli che chiedeva la riduzione della tassa rifiuti per una mancata erogazione del servizio continuata e non certo temporanea o imprevedibile. Viene stabilito che la riduzione del tributo per il servizio rifiuti è prevista dalla legge per il fatto oggettivo che il servizio istituito non venga espletato ed è irrilevante una eventuale responsabilità del Comune.
Secondo i Giudici la riduzione non opera quale risarcimento del danno da mancata raccolta rifiuti, e nemmeno come "sanzione" per il Comune inadempiente, bensì al diverso fine di ripristinare un equilibrio impositivo tra tassa che il Comune può pretendere e costi generali del servizio ancorché alterato. E questo senza che la tassa rifiuti perda la sua connotazione prettamente tributaria.

Va in proposito considerato che il sesto comma dell'articolo 59 del D.Lgs. 507/1993 esclude, in effetti, l'esonero o la riduzione dal tributo nell'ipotesi in cui l'interruzione del servizio di raccolta sia temporanea, e dovuta a motivi sindacali ovvero ad "imprevedibili impedimenti organizzativi". È dunque soltanto in tale situazione — di disfunzione temporanea — che può darsi ingresso ad una valutazione di imprevedibilità del disservizio e, per questa via, di non imputabilità dello stesso alla sfera tecnico-organizzativa dell'Amministrazione comunale.
Al contrario, in presenza di una situazione di disfunzione non temporanea, ma apprezzabilmente protratta nel tempo (qual è quella qui lamentata dall'albergo), la legge attribuisce all'utente – in presenza di una accertata emergenza sanitaria — la facoltà di provvedere a proprie spese fermo restando il diritto alla riduzione.

La previsione del regolamento comunale allora in vigore per l'applicazione della Tarsu, secondo cui il diritto alla riduzione non potrebbe trovare riconoscimento qualora il disservizio fosse determinato "da situazioni emergenziali legate alla saturazione degli impianti terminali di conferimento dei rifiuti solidi urbani" è stata ritenuta suscettibile di disapplicazione, in quanto illegittima per contrasto con la disciplina statuale.
Va ricordato come nel caso in oggetto, ai sensi dell'articolo 59 comma 4 del D.Lgs. 507/1993, se il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non è svolto nella zona di residenza o di dimora nell'immobile a disposizione ovvero di esercizio dell'attività dell'utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta ..., il tributo è dovuto in misura non superiore al 40 per cento della tariffa.

Oggi la TARI (articolo 1, comma 656 della Legge 147/2013) è dovuta "nella misura massima del 20 per cento della tariffa in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente".
Nella stessa sentenza viene ritenuto infondato invece un altro motivo di ricorso relativo alla presunta illegittimità della previsione regolamentare di diversificazione tariffaria tra locali ad uso alberghiero e locali ad uso abitativo, ritenuta dall'albergo non assistita da adeguata motivazione, comportando l'applicazione di una tariffa ritenuta molto superiore alla reale produzione e quindi in violazione del principio Ue del "chi inquina paga".

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legge

La tariffazione puntuale è universalmente individuata come uno degli strumenti migliori per prevenire e minimizzare la produzione di rifiuti urbani. Questo concetto è ben espresso nella premessa al Decreto del Ministero dell'Ambiente 20 aprile 2017, "Criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico...": "Considerato che tale tariffa commisurata al servizio reso è tra gli strumenti economici più efficaci per l'attuazione della gerarchia gestionale dei rifiuti urbani ai sensi dell'art. 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152"....

E' interessante analizzare come negli ultimi anni diverse Regioni o Province Autonome abbiano previsto azioni specifiche di promozione di questo strumento, anche spingendosi alla definizione di obblighi in questa direzione, tra l'altro giudicati da alcuni invasivi delle competenze specifiche dei Comuni.
Si illustrano alcuni esempi, tutt'altro che esaustivi, di politiche attuate.

La Regione Piemonte individua nel proprio PRGR (approvato con deliberazione del Consiglio Regionale n. 140-14161 del 19 aprile 2016) la tariffazione puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani tra gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione da diffondere per raggiungere gli obiettivi di Piano al 2020.
Secondo quanto previsto dalla successiva DGR n. 85-5516 del 3/8/17, quindi gli investimenti necessari per l'introduzione della tariffazione puntuale rientrano tra gli interventi ammissibili a finanziamento regionale.

La Provincia Autonoma di Trento, nel Quarto Aggiornamento del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (approvato con deliberazione della Giunta Provinciale n. 2175 del 9 dicembre 2014) individua nell'applicazione della tariffa puntuale uno degli strumenti determinanti per il raggiungimento dei risultati ottenuti ("il metodo di tariffazione puntuale è risultato essere la variabile determinante nella riduzione del rifiuto residuo e negli ambiti in cui è applicato la produzione di residuo è abbondantemente sotto la media") e degli obiettivi previsti. Il Quarto Aggiornamento del Piano non impone l'applicazione della tariffa puntuale, competenza dell'Amministrazione titolare del pubblico servizio di raccolta, ma la ritiene uno strumento essenziale per il raggiungimento di risultati elevati e che pertanto deve essere confermato e promosso.
Per incentivare l'applicazione della tariffa puntuale si prevede che, a decorrere dal 1 gennaio 2014, le somme versate alla Provincia per il recupero degli oneri di costruzione delle discariche per RSU. siano destinate, nella misura massima del 50% e secondo i criteri e le modalità stabilite dalla Giunta provinciale, all'adozione o mantenimento di modelli di misurazione puntuale della frazione indifferenziata. Per contro, per quegli ambiti di servizio che a partire dal 2019 non avranno ancora applicato il modello di tariffazione puntuale sarà prevista una penalizzazione tariffaria per lo smaltimento del rifiuto urbano residuo (RUR), in rapporto all'obiettivo di produzione media pro-capite che per il 2017 è fissato in 82 kg/AE (abitanti equivalenti) anno.

La Regione Liguria individua la tariffazione puntuale come uno strumento da promuovere ai fini della prevenzione dei rifiuti e del raggiungimento degli obiettivi di RD. Prevede quindi una specifica azione (B.9.1) di promozione di sistemi di tariffazione puntuale attraverso progetti specifici, linee guida, criteri premiali, semplificazione amministrativa, già dal 2015.
La programmazione regionale passa poi dai Piani delle Aree omogenee della 4 Province. Nel "Piano dell'area Omogenea Imperiese per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti" l'introduzione della tariffa puntuale è obbligatoria a partire dal 01/01/2021.

La Regione Emilia-Romagna, con la Legge Regionale n. 16/2015 "Disposizioni a sostegno dell'economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani..." , nell'art. 1 (Obiettivi e finalità) al comma 6 si pone severi obiettivi minimi al 2020 in termini di riduzione della produzione pro capite dei rifiuti urban, di % di raccolta differenziata, di % riciclaggio di materia.
Nel successivo comma 7, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui sopra sono promosse una serie di azioni, tra cui "applicare la tariffa puntuale quale strumento per la riduzione della produzione di rifiuti e di sostegno al miglioramento della qualità delle raccolte differenziate prevedendo specifici meccanismi incentivanti".
Infatti l'art. 5 riguarda specificamente i Criteri per l'applicazione della tariffazione puntuale ed il relativo comma 8 prevede che "Atersir (Agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali della regione Emilia-Romagna) ... predispone le linee guida per l'applicazione della tariffa puntuale differenziata per utenze domestiche ed utenze non domestiche, basata sul criterio principale di minimizzazione della produzione dei rifiuti ed in particolare sulla minimizzazione dei rifiuti non inviati a riciclaggio, e determina le tempistiche della sua applicazione, che dovrà avviarsi su tutto il territorio regionale entro e non oltre il 31 dicembre 2020, con priorità per l'applicazione alle utenze non domestiche anche prevedendo verifiche sull'impatto ed eventuali correttivi.

La Regione Lazio, con L.R. 10 Agosto 2016, n. 12, all'art. 12 (Modifica alla legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 "Disciplina regionale della gestione dei rifiuti" e successive modifiche), stabilisce che la Regione promuove la tariffazione puntuale quale strumento per incentivare prioritariamente il contenimento e la riduzione della produzione di rifiuti e per potenziare l'invio a riciclaggio delle diverse frazioni di rifiuti tramite le raccolte differenziate. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, predispone le linee guida per l'applicazione della tariffa puntuale differenziata per utenze domestiche ed utenze non domestiche, basata sul criterio principale di minimizzazione della produzione dei rifiuti ed in particolare sulla minimizzazione dei rifiuti non inviati a riciclaggio, e determina le tempistiche della sua applicazione, che deve avviarsi su tutto il territorio regionale entro e non oltre il 31 dicembre 2020, con priorità per l'applicazione alle utenze non domestiche anche prevedendo verifiche sull'impatto ed eventuali correttivi.
Con DGR DEC2 del 17/01/2017 sono approvate "Linee guida regionali per l'applicazione della tariffazione puntuale da parte dei Comuni". Nelle linee guida si dichiara che si tratta di una opportunità e non di un obbligo e vengono delineate le motivazioni a favore della scelta della tariffazione puntuale.

La Regione Campania, con la Legge Regionale 26/05/2016 n. 14 "Norme di attuazione della disciplina europea e nazionale in materia di rifiuti", individua l'incentivazione dell'applicazione della tariffa puntuale tra le azioni da attuare per il raggiungimento degli obiettivi della pianificazione regionale.
In particolare all'art. 6 lett. e) si specifica che la Regione incentiva l'applicazione della tariffa puntuale quale strumento per la riduzione della produzione di rifiuti e di sostegno al miglioramento della qualità delle raccolte differenziate prevedendo specifici meccanismi incentivanti.
All'art. 9 si prevede che la Regione predispone linee guida per la gestione dei rifiuti solidi urbani e la determinazione della tariffa puntuale su scala comunale.

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SestoCalende

La Convenzione Rifiuti di Sesto Calende è una convenzione intercomunale per lo sviluppo di un sistema coordinato di gestione dei rifiuti in un bacino di 32 comuni (di cui 3 associati in un'Unione) per complessivi 126.000 abitanti.
I servizi di gestione rifiuti comprendono la gestione dei rifiuti urbani (raccolta, trasporto e recupero/smaltimento di frazione secca e umida dei rifiuti solidi urbani, raccolte differenziate di frazioni recuperabili, valorizzazione/vendita di frazioni merceologiche di rifiuti), lo spazzamento strade e altri servizi accessori di gestione dei rifiuti.

La raccolta viene effettuata con modalità porta a porta (sistema integrato domiciliare), con utilizzo di contenitori rigidi per organico, carte e vetro/lattine, sacchi per gli imballaggi in plastica e secco residuo (indifferenziato).
Nel 2015 i risultati, disponibili nel "Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani" sono stati di una percentuale di Raccolta Differenziata (% RD) del 67,8% e di una quantità di rifiuto indifferenziato a smaltimento pari a 148,4, di cui 9,6 kg da rifiuti originati dallo spazzamento delle strade.

Nel primo semestre 2016 la percentuale di RD si è attestata al 69,6%, con un range nei diversi Comuni tra il 53,3 al 78,8% ed un'oscillazione mensile tra il 65,0 ed il 72,5%. Il valore medio giornaliero di rifiuto indifferenziato a smaltimento era pari a 386 g/abitante giorno, corrispondente a 141 kg/abitante all'anno.
Per dare un ulteriore impulso alla differenziazione dei rifiuti, a maggio 2016, in collaborazione con le ditte che svolgono la raccolta (Econord, Aspem, Iseda e Tramonto Antonio) e in sinergia con Achab Group è stata effettuata una campagna informativa con la comunicazione che dal 1° Luglio non sarebbero stati più raccolti i sacchi del rifiuto secco contenenti dei materiali riciclabili.
Nel secondo semestre gli effetti di questa comunicazione/azione si sono fatti sentire: la percentuale di RD è passata al 75,1%, con un range nei diversi Comuni tra il 59,1 all'83,7% ed un'oscillazione mensile tra il 74,1 ed il 76,8%. Il valore medio giornaliero di rifiuto secco indifferenziato è sceso a 323 g/abitante giorno, corrispondente a 118 kg/abitante all'anno.
L'incremento si è verificato in tutti i comuni, ed è andato da un + 2,3% ad un + 8,2%, con differenze indipendenti dal valore di % di RD già raggiunto in precedenza.

L'evoluzione del sistema ha poi previsto, nell'autunno del 2016, la distribuzione di sacchi equipaggiati con dispositivo (transponder) di identificazione RFID (Radio-frequency identification) a perdere, in 13 comuni, da utilizzarsi a partire da gennaio 2017, con l'obiettivo di avviare la tariffazione puntuale. Se si concentra l'analisi sui soli 11 Comuni in cui si sono utilizzati i sacchi con transponder RFID, la % di RD è stata dell'81,1% e il valore medio giornaliero di rifiuto secco indifferenziato pari a 204 g/abitante giorno, corrispondente a 74 kg/abitante all'anno!

Anche a livello aggregato il nuovo impulso ha avuto un effetto visibile: la percentuale di RD è passata al 79,2%, con un range nei diversi Comuni tra il 63,0 al 91,1% ed un'oscillazione mensile del dato aggregato tra il 78,4 ed il 79,9%. Il valore medio giornaliero di rifiuto secco indifferenziato è ulteriormente sceso a 234 g/abitante giorno, corrispondente a 86 kg/abitante all'anno, quindi ampiamente sotto la soglia di eccellenza di meno di 100 kg/ab. all'anno!

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news tarifffazione

Il 22 maggio 2017 è stato pubblicato (GU n.117) l'atteso DM Ministero dell'ambiente contenente i criteri per consentire ai Comuni di elaborare un sistema di tariffazione puntuale del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati ("Criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall'utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati").

Già in premessa ("considerato") la nuova norma dichiara che la tariffa commisurata al servizio reso è tra gli strumenti economici più efficaci per l'attuazione della gerarchia gestionale dei rifiuti urbani (art. 179 del D. Lgs. 152/06 e che la determinazione puntuale della quantità dei rifiuti prodotti dalle singole utenze permette di rafforzare il principio "chi inquina paga" nella gestione dei rifiuti urbani.
Il decreto stabilisce i criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti dalle utenze al servizio pubblico e di sistemi di gestione caratterizzati dall'utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio in funzione del servizio reso (concetto di sinallagma dell'obbligazione di pagamento rispetto al servizio reso, nell'ambito della raccolta trasporto e smaltimento del rifiuto prodotto).

In primo luogo vengono forniti criteri per l'identificazione delle utenze, il trattamento e la conservazione dei dati, con particolare riferimento alle norme sulla privacy ed a quelle del Codice dell'amministrazione digitale.
Vengono successivamente forniti i criteri per la realizzazione di sistemi per la misurazione puntuale della quantità di rifiuti, individuando come requisito minimo quello della quantità di rifiuto urbano residuo ("RUR") in peso o volume. Si precisa che possono altresì essere misurate le quantità di altre frazioni o flussi di rifiuto oggetto di raccolta differenziata, ivi compresi i conferimenti effettuati dagli utenti presso i centri di raccolta comunali.
Il decreto poi fissa i requisiti minimi dei sistemi di identificazione e misurazione puntuale della quantità di rifiuto. Oltre ai criteri da tempo noti ed applicati nelle esperienze sin qui condotte (identificare l'utenza che conferisce mediante un codice univocamente associato a tale utenza oppure attraverso l'identificazione dell'utente che effettua i conferimenti, registrare il numero dei conferimenti attraverso la rilevazione delle esposizioni dei contenitori o dei sacchi oppure del conferimento diretto in contenitori ad apertura controllata a volume limitato o degli accessi nei centri comunali di raccolta effettuati da ciascuna utenza) vale la pena sottolineare come i dispositivi e le modalità organizzative adottate debbano garantire la registrazione di ciascun singolo conferimento, associato all'identificativo dell'utenza o del contenitore, con indicazione del momento del prelievo e misurare la quantità di rifiuti conferiti, attraverso metodi di pesatura diretta o indiretta.

In particolare, nei criteri per la misurazione della quantità di rifiuto, è ammesso il criterio volumetrico (litri del contenitore conferito per lo svuotamento, o del sacco ritirato o del volume accessibile nel caso di contenitore con limitatore volumetrico), ma questo valore va moltiplicato per il coefficiente di peso specifico calcolato in base alla densità media dello specifico flusso di rifiuto, determinata come rapporto tra la quantità' totale di rifiuti raccolti e la volumetria totale contabilizzata, oppure, in sede di prima applicazione, se non sono disponibili dati storici appropriati, attraverso idonei rapporti di prova eseguiti su campioni di rifiuti di volume predefinito.

Un altro aspetto importante contenuto nel decreto è quello relativo alla determinazione dei conferimenti nel caso di utenze aggregate domestiche (es. condomini, piccoli nuclei abitati): qualora non sia tecnicamente fattibile o conveniente una suddivisione del punto di conferimento tra le diverse utenze, ai fini dell'applicazione della misurazione puntuale, le quantità o i volumi di rifiuto attribuiti ad una utenza aggregata sono ripartiti tra le singole utenze secondo il criterio pro capite, in funzione del numero di componenti del nucleo familiare riferito all'utenza, oppure utilizzando i coefficienti indicati nella tabella 2 dell'allegato 1, del DPR 158/99.
Per quanto riguarda invece la determinazione dei conferimenti di utenze non domestiche all'interno di utenze aggregate, accanto ad un principio generale per cui il rifiuto residuo proveniente dalle utenze non domestiche presenti in utenze aggregate deve essere conferito in maniera separata rispetto a quello conferito dalle utenze domestiche, viene lasciata aperta la possibilità di utilizzare i coefficienti indicati nelle tabelle 4a e 4b del DPR 158/99.
Infine vengono stabiliti dei criteri integrativi ai sistemi di misurazione puntuale e le norme transitorie.

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CISA payt

La tariffazione puntuale è individuata nei documenti strategici comunitari, nazionali e regionali riguardanti la gestione e la prevenzione dei rifiuti, tra gli strumenti da promuovere con maggiore forza, sia per ottimizzare il riciclaggio, sia per promuovere la prevenzione dei rifiuti, sia per garantire maggiore equità nel pagamento dei servizi erogati (applicazione del principio "chi inquina paga"). Al fine di supportare le decisioni dei Comuni può essere utile effettuare una valutazione "ex ante" degli effetti del passaggio a tariffazione puntuale (PAYT).

In quest'ottica il Consorzio CISA di Ciriè (ente di governo dei rifiuti su un bacino di circa 100.000 abitanti nella parte settentrionale della Città Metropolitana di Torino), ha affidato a Corintea soc. coop. uno studio per la simulazione di tali effetti.

Gli indicatori ambientali individuati sono:
* produzione totale di rifiuti urbani (kg/anno)
* quantità di rifiuti, distinti per materiale raccolti in modo differenziato (kg/anno)
* % di raccolta differenziata (metodo normalizzato vigente Regione Piemonte).

Gli indicatori economici sono:
* costi annuali di gestione dei rifiuti urbani (€/anno e €/abitante anno), suddivisi nelle principali componenti dei Piani Finanziari (PEF).

Si è confrontato uno scenario di base (situazione attuale) con n.2 altri scenari previsti a seguito dell'adozione del sistema PAYT.
Nel caso specifico, per il complesso dei 6 comuni considerati, considerando di ammortizzare in 5 anni i costi di avvio del sistema PAYT, il costo annuo di gestione dei rifiuti urbani rimane sostanzialmente uguale a quello attuale (anno 2016) nello scenario più "prudente", mentre scende di oltre il 3% in quello un po' più ottimistico. In relazione all'incremento dei costi di smaltimento invece la prosecuzione senza applicazione della tariffazione puntuale comporterebbe un incremento dei costi annui del 7,2%.
Entrando nel dettaglio, nel territorio in oggetto la raccolta è effettuata con modalità porta a porta, con il conferimento in mastelli, bidoni, cassonetti o sacchi (imballaggi in plastica). La tariffazione puntuale verrà realizzata con rilevazione del numero di svuotamenti del contenitore del rifiuto indifferenziato (in un Comune anche di quello della frazione organica), equipaggiato con trasponder RFID UHF.

Gli effetti dell'adozione della tariffazione puntuale si riflettono su un elemento "fisico", ossia una diversa quantità e composizione dei flussi di rifiuti conferiti, e su un elemento economico indotto, ossia una diversa composizione dei costi di gestione dei rifiuti urbani.

a) Variazioni sui flussi di rifiuti urbani
* Riduzione della produzione totale di rifiuti urbani (RT)
* Incremento della raccolta differenziata (RD)
* Possibile decremento della qualità della RD, in particolare per gli imballaggi in plastica
* Possibile incremento dei fenomeni di abbandono (tale effetto è stato poi considerato nullo in quanto le buone pratiche già realizzate ci dicono che il fenomeno non si incrementa in modo apprezzabile con il passaggio a tariffazione puntuale se si adottano degli opportuni accorgimenti nella modulazione tariffaria).
b) Variazioni sui costi di gestione
* riduzione dei costi di raccolta del secco non riciclabile (indifferenziato), per effetto della riduzione della % di esposizione dei contenitori.
* possibile incremento dei costi della raccolta differenziata per effetto dell'aumento della % di esposizione dei contenitori o dell'esigenza di investire in contenitori di maggiore capacità.
* riduzione dei costi netti di recupero/smaltimento, per l'effetto combinato su costi/ricavi del recupero e costi dello smaltimento determinato dalle variazioni sui flussi di rifiuti urbani raccolti.
* Incremento della voce Altri Costi (AC) per effetto dell'incidenza dell'ammortamento dei costi "una tantum" da sostenere per lo "start up" del sistema di tariffazione puntuale; in particolare:
* concertazione ed informazione preliminare verso gli stakeholder del territorio in oggetto (associazioni di categoria, associazioni dei consumatori, associazioni ambientaliste, imprese, amministratori locali ecc.);
* analisi e verifica delle banche dati esistenti;
* associazione tra utenti e contenitori utilizzati per la raccolta;
* attività tecnico specialistica per l'implementazione del sistema PAYT
* piano specifico di comunicazione.
* Incremento della voce Altri Costi (AC) per l'esigenza di una maggiore attività di controllo della qualità della RD.
* Incremento della voce Costi Comuni (CC) per l'esigenza di una maggiore attività nella gestione "contabile" della TARI.

Dai risultati degli indicatori fisici (legati ai flussi di rifiuti) è stato possibile verificare le potenzialità di rispetto dei target previsti dalla normativa di settore (rifiuti pro capite totali e indifferenziato a smaltimento, RUB, tasso di riciclaggio ecc.), mentre gli indicatori economici hanno consentito di effettuare una proiezione, nel breve e medio termine, dei costi complessivi per la comunità locale della gestione dei rifiuti nell'ipotesi di continuare con la modalità attuale od applicare il sistema PAYT, con diverse ipotesi di impatto di tale innovazione sui flussi di rifiuti.

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