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 gori CSR

Divertimento, riflessioni, relazioni, sostenibilità. Questi gli ingredienti che hanno condito il 1° FAMILY FUN DAY destinato alle famiglie dei dipendenti di Gori S.p.A., il soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato dell'Ambito Distrettuale Sarnese-Vesuviano della Campania.

L'evento, tenutosi il 28 giugno 2019 nello splendido scenario del Parco sul Mare di Villa Favorita di Ercolano, ha visto la partecipazione di circa 60 bambini accompagnati dai propri genitori. Circa 150 partecipanti complessivi che hanno risposto positivamente all'invito dell'azienda di "lasciare a casa smartphone e tablet per vivere una giornata all'aria aperta, all'insegna del divertimento e della sostenibilità", con un focus di approfondimento sul tema #PlasticFree.

L'iniziativa ha preso forma attraverso la realizzazione di eco giochi costruiti con materiali poveri e di recupero, la messa in scena di una performance musicale e circense, la partecipazione ad una caccia al tesoro focalizzata sui temi della sostenibilità, la consegna di borracce ed altri gadget, la fornitura di un'eco merenda con dolci e bevande a Km 0 senza piatti né bicchieri di carta o plastica.

Un'occasione, dunque, per conoscersi, giocare e divertirsi ma anche per costruire, ridisegnando insieme, un futuro sostenibile. Questo lo spunto dato da Carlo Furno di Achab Med, ideatore e curatore del format. Un evento che si configura pienamente nell'ottica di una strategia di responsabilità sociale d'impresa, incrociando il benessere dei dipendenti e l'attenzione all'Ambiente.

Il Family Fun Day fa eco al manifesto d'intenti "Plastic Free" sottoscritto da Gori S.p.A. per l'eliminazione della plastica monouso dalla vita aziendale.

Guarda la video-story dell'evento!

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palsticaddio

Inauguriamo una nuova rubrica Achab Group di consigli per letture interessanti e sempre sostenibili: #LettureLeggere.

Quando ci troviamo a dover sviluppare un nuovo progetto, la prima cosa che facciamo è fare ricerca: non viviamo avulsi dalla realtà, quindi la rete ci è di grande supporto, ma per noi le fonti sono una parte essenziale della nostra ricerca e spesso in internet non si è certi di cosa si legge. Per avere fonti attendibili, bisogna spesso tornare ai libri.
E allora perché non condividere le nostre belle scoperte con voi? Così, quasi per caso, è nata questa rubrica. Alla fine di una riunione di redazione, è scoccata la scintilla: perché non iniziamo una rubrica di consigli per la lettura? Ma sì, dai... perché no?

Non sappiamo quanto durerà, con quale frequenza uscirà, che tipo di libri proporremo: surferemo l'onda delle nostre scoperte, di quei libri che ci hanno fatto sgranare gli occhi e dire "WOW!" quando abbiamo chiuso l'ultima pagina.
Inauguriamo quindi questa rubrica con il libro Plastica addio. Fare a meno della plastica: istruzioni per un mondo e una vita "zero waste" di Elisa Nicoli e Chiara Spadaro (edizioni Altreconomia).
Una vita senza plastica? Si può fare! Questo libro spiega perché fermare la plastica è un imperativo categorico e come sia possibile farne a meno. I numeri non lasciano scampo: la produzione mondiale di plastica è di circa 350 milioni di tonnellate. Ed è destinata ad aumentare ancora. Il messaggio è forte e chiaro, per invertire la tendenza c'è un solo modo: smettere di usare plastica, soprattutto quella usa-e-getta, e di produrla. In queste pagine le autrici forniscono preziosi consigli pratici per iniziare una vita "zero waste": dalla spesa alla cura della casa, dalla cosmesi agli abiti, dall'ufficio ai viaggi.
Un'idea pratica e comoda per l'estate? Lo shampoo solido che permette di azzerare l'acquisto di confezione in plastica e avere un prodotto comodo da trasportare... soprattutto d'estate! Niente confezioni che si aprono in valigia, niente problemi in aeroporto, solo un piccolo pezzo di sapone per capelli che vi basterà per tutta la vacanza.
Non vi va di leggere o non siete convinti? Nessun problema! Martedì 16 luglio una delle autrici, Chiara Spadaro, è stata ospite di Radio Deejay per presentare il libro "Plastica addio": qui potete riascoltare l'intervista... e magari dopo vi verrà la voglia di prendere anche il libro.

"Leggere libri è il gioco più bello che l'umanità abbia inventato", scriveva Wisława Szymborska. E allora buon gioco, buon divertimento, buone letture e al prossimo appuntamento!

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awassaavillanova

Il giorno 18 giugno, è stata organizzata una visita alle "casette del compostaggio collettivo" di VIllanova Canavese (TO) da parte del prof. Solomon Sota, biologo dell'Università di Awassa, in Etiopia. L'iniziativa è stata realizzata nell'ambito del progetto di cooperazione internazionale Awassa 100% Plastic, di cui l'ONG di Torino CIFA è capofila e la Città Metropolitana di Torino è partner. Il progetto ha la finalità di sperimentare nuove modalità di gestione dei rifiuti della città di Awassa (circa 300.000 abitanti), in particolare attraverso la realizzazione di una filiera per il riciclaggio delle bottiglie in PET (acqua minerale e bevande gassate) e di una per il riciclaggio dei rifiuti organici, attraverso modalità di compostaggio di prossimità.

Oltre all'installazione di Villanova, che costituisce una buona pratica di gestione in loco su piccola scala degli scarti organici, il dr Solomon, che è rimasto a Torino una settimana, ha visitato impianti di compostaggio e digestione anaerobica, il Museo A come Ambiente, l'IPLA, il Politecnico, Hydroaid (Scuola Internazionale dell'Acqua per lo Sviluppo) e visionato altre esperienze di gestione dei rifiuti.
Alla visita hanno partecipato amministratori del Comune di Villanova e del Consorzio CISA di Ciriè, nonché tecnici della Corintea, la società che supporta CIFA per gli aspetti tecnici riguardanti il progetto di Awassa e contemporaneamente svolge l'attività di assistenza tecnica sul progetto di compostaggio collettivo di Villanova.
In particolare sono stati illustratati al prof. Solomon Sota il contesto della gestione dei rifiuti urbani di Villanova, con l'adozione della raccolta porta a porta fin dal 2002 e la più recente applicazione della tariffa puntuale, i brillanti risultati raggiunti (oltre il 70% di raccolta differenziata nel 2018), i principi a cui si ispira il compostaggio collettivo, le modalità operative di gestione ed i primi risultati raggiunti.

Sono poi stati presentati gli strumenti di comunicazione utilizzati (pannelli, pieghevole ecc.), realizzati da Achab per conto di CISA, e le modalità adottate per incentivare i conferimenti. Va infatti evidenziato come per le utenze di Villanova vi sia la possibilità di gestire autonomamente i propri scarti organici, mediante l'autocompostaggio oppure di conferirli presso le casette del compostaggio collettivo, dove ogni accesso è registrato, mediante un dispositivo RFID. Nel caso in cui non si voglia aderire a nessuna di queste due opzioni allora viene effettuata la raccolta domiciliare dell'organico, che comporta il pagamento di un costo aggiuntivo (tariffa "on/off"), come corrispettivo per il servizio reso.
Sempre nell'ambito del progetto 100% Plastic è previsto nell'autunno l'arrivo a Torino di una delegazione di politici e tecnici della città di Awassa e molto probabilmente il sito di compostaggio di Villanova sarà ancora una delle mete del viaggio di studio...

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pannolini

Il 15 maggio 2019 il Ministro dell'ambiente ha firmato il decreto che adotta lo schema di regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) dei prodotti assorbenti per la persona (PAP).
L'obiettivo "win win" è recuperare e non mandare a incenerimento o discarica circa 900 mila tonnellate all'anno di rifiuti, sviluppando una tecnologia industriale italiana e creando nuovi posti di lavoro.

Il presupposto, indicato in premessa al provvedimento normativo, è che esiste un mercato per le plastiche eterogenee a base di poliolefine (miscela composta per almeno l'80% da poliolefine cioè polietilene e polipropilene), per il SAP (Super Absorbent Polymer, ossia poliacrilato di sodio) e per la cellulosa, in ragione del fatto che tali materiali risultano comunemente oggetto di transazioni commerciali e possiedono un effettivo valore economico di scambio, che sussistono scopi specifici per i quali tali materiali sono utilizzabili e che i medesimi rispettano la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti. Inoltre dall'istruttoria effettuata è emerso che le plastiche eterogenee a base di poliolefine, il SAP e la cellulosa, che soddisfano i requisiti tecnici di cui al decreto, non comportano impatti negativi complessivi sulla salute umana o sull'ambiente.

Il regolamento stabilisce i criteri generali (Verifiche sui rifiuti in ingresso, Prescrizioni relative al processo di recupero, Criteri sanitari e Piano dei controlli del processo di trattamento) ed i criteri specifici per cui le plastiche eterogenee a base di poliolefine, il SAP e la cellulosa derivanti dal recupero di rifiuti di prodotti assorbenti per la persona (PAP), cessano di essere qualificati come rifiuto ai sensi e per gli effetti dell'articolo 184 ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Tali materiali sono utilizzabili esclusivamente per i rispettivi scopi specifici elencati nell'Allegato 5 del Regolamento.
In particolare le plastiche eterogenee a base di poliolefine possono essere impiegate in processi di trasformazione manifatturiera o tal quali per i seguenti scopi specifici:
a. Manufatti plastici;
b. Materiali per il settore automobilistico;
c. Produzione di syngas (gas di sintesi) per applicazioni diverse dalla combustione.
Non è consentito l'utilizzo delle plastiche eterogenee a base di poliolefine per le attività di recupero ambientale e, in forma sciolta, per le applicazioni che prevedano il contatto diretto con il suolo adibito a coltivazioni agricole.

Il SAP può essere impiegato in processi di trasformazione manifatturiera o tal quale per la produzione di:
a. Prodotti assorbenti;
b. Produzione di syngas per applicazioni diverse dalla combustione.
La cellulosa può essere impiegata in processi di trasformazione manifatturiera per i seguenti scopi specifici:
a. Prodotti assorbenti;
b. Prodotti cartacei;
c. Chemical building blocks;
d. Prodotti per uso florovivaistico (cellulosa ad alto contenuto di SAP);
e. Prodotti tessili (cellulosa a basso contenuto di SAP);
f. Materiali per l'edilizia (cellulosa a basso contenuto di SAP);
g. Materiali per il settore siderurgico (cellulosa a basso contenuto di SAP);
h. Additivi (cellulosa a basso contenuto di SAP);
i. Prodotti per l'industria chimica (cellulosa a basso contenuto di SAP);
f. Produzione di syngas per applicazioni diverse dalla combustione.
Sono poi riportati nel regolamento i riferimenti normativi per le limitazioni all'utilizzo rispetto agli scopi specifici sopra riportati.

In Italia, nella provincia di Treviso (polo di trattamento dei rifiuti di Spresiano), si trova il primo impianto sperimentale di trattamento e riciclo dei PAP, in grado di riciclarli e trasformarli in nuovi oggetti come grucce, mollette, imballaggi industriali e nuovi materiali assorbenti. L'impianto, inaugurato nel marzo 2015 e realizzato nell'ambito del progetto Recall, co-finanziato dall'Unione Europea, è gestito dall'azienda di servizi ambientali Contarina ed è il frutto della tecnologia di Fater Smart, società parte del gruppo Fater Spa, la joint venture tra Procter & Gamble e gruppo Angelini che produce le linee Pampers, Lines e Tampax.
I prossimi decreti "end of waste" che stanno arrivando a conclusione, dopo vari passaggi istituzionali, che comprendono anche la valutazione presso la Commissione Europea, sono quelli relativi al recupero degli pneumatici, di carta e cartone, delle plastiche miste e dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

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La Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (c.d. "Legge di Bilancio 2019") introduce alcune novità finalizzate all'incremento del riciclaggio degli imballaggi in plastica, all'uso di imballaggi biodegradabili e compostabili ed alla riduzione dei prodotti in plastica monouso, evidenziando di fatto un tema molto sentito nell'opinione pubblica.

In particolare sono da citare alcuni passaggi interessanti.

Il comma 73 prevede che, al fine di incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e di ridurre l'impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio, a tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell'alluminio è riconosciuto, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, un credito d'imposta nella misura del 36% delle spese sostenute e documentate per i predetti acquisti.

Il comma 802 prevede invece che, ai fini, tra le altre cose, di prevenire la produzione di rifiuti da prodotti di plastica monouso e di quella dei materiali di origine fossile e l'abbandono, i produttori, su base volontaria e in via sperimentale dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2023:
a) adottano modelli di raccolta differenziata e di riciclo di stoviglie in plastica da fonte fossile con percentuali crescenti di reintroduzione delle materie prime seconde nel ciclo produttivo;
b) producono, impiegano e avviano a compostaggio stoviglie fabbricate con biopolimeri di origine vegetale;
c) utilizzano entro il 31 dicembre 2023 biopolimeri, con particolare attenzione alle fonti di approvvigionamento nazionale, in modo massivo e in alternativa alle plastiche di fonte fossile per la produzione di stoviglie monouso.

Per le finalità e gli obiettivi di cui sopra i produttori promuovono:
a) la raccolta delle informazioni necessarie alla messa a punto di materie prime, processi e prodotti ecocompatibili e la raccolta dei dati per la costruzione di Life Cycle Assessment certificabili;
b) l'elaborazione di standard qualitativi delle materie prime e degli additivi impiegabili in fase di produzione e la determinazione delle prestazioni minime del prodotto;
c) lo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclo dei prodotti in plastica monouso;
d) l'informazione sui sistemi di restituzione dei prodotti in plastica monouso usati da parte del consumatore.
Le informazioni riguardano in particolare:
* i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
* il ruolo degli utenti di prodotti di plastica monouso e dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di recupero e di riciclaggio dei prodotti di plastica monouso e dei rifiuti di imballaggio;
* il significato dei marchi apposti sui prodotti di plastica monouso.

Si sottolinea come questi provvedimenti seguano quanto previsto a suo tempo nella Legge di Bilancio 2018, con il bando dei cotton fioc di plastica non compostabile dal 1°gennaio 2019, a cui seguirà, il 1° gennaio 2020, quello dei prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche.
Infine l'aspetto economico: la legge di Bilancio 2019 preveda (Tabella D – Bilancio per Azioni), nell'ambito del capitolo di spesa "Prevenzione e gestione dei rifiuti, prevenzione degli inquinamenti", un importo pari a € 38.038.735 per il 2019, € 37.838.785 per il 2020 e € 32.838.735 per il 2021.

Questi provvedimenti, in prospettiva potrebbero essere oggetto di rettifica in fase di recepimento della nuovissima Direttiva sui prodotti di plastica monouso approvata dal Parlamento Europeo il 27 marzo 2019. 

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"MORE CLAY LESS PLASTIC". Lo slogan (e nome del movimento) è in inglese ma ci piace sottolineare come una delle iniziative di sensibilizzazione e di coinvolgimento per farci ragionare sulla riduzione dei rifiuti ed in particolare sul problema dell'inquinamento globale dovuto alla plastica usa e getta, sia invece tutta italiana, in particolare friulana e nata a Frisanco, provincia di Pordenone.

Proprio lì, la ceramista Lauren Moreira ha avuto questa bella idea, sfruttando la sua arte, di invitare su Facebook le persone a riflettere sugli utilizzi degli oggetti nel quotidiano e di come si possa prevenire il problema dell'inquinamento puntando di più sugli strumenti fatti in ceramica piuttosto che in plastica. Il movimento si prefigge inoltre di consolidare anche l'utilizzo di altri materiali riciclabili come vetro, acciaio, alluminio e legno. Insomma, tutti tranne la plastica, una sorta di ritorno alle origini e, per fare questo, si punta sulla formazione e sull'informazione per tutti.

"MORE CLAY LESS PLASTIC" a distanza di 3 anni è ormai un movimento molto popolare sul web, il gruppo Facebook è molto attivo e conta più di 5.000 iscritti. Ma c'è anche un sito internet, in lingua inglese, a dimostrazione di come il messaggio sia ormai globale e presente in ben 84 paesi. Il 19 dicembre infine è stato indetto il MORE CLAY LESS PLASTIC DAY e, a Nove, in provincia di Vicenza esso sarà preceduto dal 15 al 17 dicembre da una mostra itinerante di ceramica funzionale (scarica il programma).

Importante quindi anche il contributo che il movimento può dare alla salvaguardia dell'artigianato locale e alla sostenibilità del lavoro. Insomma, un'idea che ci sentiamo anche noi di condividere: più ceramica meno plastica! 

 

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Pare ormai scontato, noioso, per noi abituati a differenziare meticolosamente gli imballaggi in plastica, fin troppo risaputo. Ma la “leggenda” della plastica che inquina i nostri oceani è invece sempre più dura e triste realtà.

Uno studio presentato da Science ci fornisce dati allarmanti: 8,8 milioni di tonnellate di materiale plastico annualmente vengono sversate in mare. E il 70% circa di queste materie proviene da paesi del quadrante Asia-pacifico (Cina, Vietnam, Indonesia, Thailandia, Filippine in primis, con la Cina che, purtroppo la fa da padrona).

Le cause ormai sono note ed arcinote: uno sviluppo economico troppo veloce rispetto alla capacità di organizzarsi per assorbire e smaltire i rifiuti, laddove c’è anche tanto spazio per buttare tutto insieme così, da qualche parte. Ma poco si è fatto e poco si continua a fare a livello locale e globale, con il nostro ecosistema che, purtroppo, ne risente. E così pesci, crostacei ma anche tartarughe piuttosto che uccelli marini continuano a morire magari soffocati da sacchetti, cannucce o pezzi di plastica di vario genere.
I dati in possesso di organizzazioni internazionali di ricerca parlano di circa 100 mila esemplari all’anno che scompaiono ingerendo accidentalmente sostanze plastiche.

Ricordiamo infine dove si stima si accumuli la maggior parte della plastica nei nostri oceani:
Pacific Trash Vortex: è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica, c’è chi parla di 3 milioni di tonnellate) situato nell'Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord. La sua estensione può essere paragonata all’intera penisola iberica!
Oceano Atlantico: in corrispondenza del Mare dei Sargassi pare sia individuata anche una grossa isola di rifiuti (fra le latitudini di 22°N e 38°N).
Simulazioni e studi poi ritengono sia possibile che si siano già formati i primi ammassi di altre due isole di rifiuti: una orizzontale tra Argentina e Sudafrica ed una al largo del Cile
Infine il Circolo Polare Artico dove starebbe nascendo un ulteriore accumulo nel mare di Barents.

Per approfondire: leggi lo studio (in lingua inglese) qui!

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